Il mio nuovo viaggio, dopo la sosta Irlandese  è ripreso il 26 settembre. Il prossimo obbiettivo a lungo termine è raggiungere la Bolivia nel modo più pulito possibile quindi pedalando e veleggiando.

In Irlanda ho pure trovato il ragazzo, uno talmente folle da decidere di partire con me, (quantomeno per la stagione invernale, dato che il suo lavoro lo occupa solo da Marzo a Settembre.) Si chiama Jonathan e la sua bici si chiama J.I.T. (Just in time: appena in tempo) perché rispecchia una filosofia di vita che ci è particolarmente consona, quella del fare tutto all’ultimo minuto e nello specifico perché ha aspettato la settimana prima di partire per ordinarla, infatti ha potuto ritirarla a Liverpool “appena in tempo” per poter iniziare a pedalare insieme.

La sera prima della partenza abbiamo dato appuntamento al pub a tutti i nostri amici ripetendoci l’un l’altro che alle 10 al massimo saremmo andati via abbracciando tutti ancora sobri. Ovviamente dovevamo ancora “fare le valige” (preparare le borse da bici, sempre seguendo la filosofia della J.I.T.) ed eravamo entrambi consapevoli che non sarebbe stata una buona idea farle a notte inoltrata da ubriachi quando alle 8 dovevamo imbarcarci su un traghetto dal porto di Dublino. Hai presente quando esci di casa e ti ripeti nella testa “non dimenticarti il dentifricio, non dimenticarti il dentifricio”, rientri e dopo mangiato aglio in insalata, al forno, in salmì e anche sul creme caramel, sei lì a guardare il tubetto vuoto, spremuto come un arancio con lo sguardo ebete, prima di uscire col nuovo ragazzo e  vai a cercare una foglia di menta appassita sul balcone e non ti vergogni di chiamarti ad alta voce “coglione” davanti allo specchio. “Alle 10 saremo a casa, tutto pronto entro mezzanotte e alle 6 in piedi e via!” Un piano perfetto. Non fa una grinza. Eppure se io e Jonathan ci siamo trovati così bene insieme è perché alla fine siamo entrambi dei bei caciaroni e ci piace sia bere che stare in compagnia. A Dublino quest’estate ho fatto tantissime nuove e splendide amicizie, Jonathan ha invitato la sua ciurma e sono venuti tutti e giù tutti ad offrire da bere.

Alle 10 forse a uno dei due è venuto in mente di guardare l’orologio ma il pensiero ha avuto la durata dei pensieri dei pesci rossi, alle 10,30 non avremmo saputo leggere che ore fossero nemmeno se avessimo avuto un orologio digitale piantato davanti al muso, alle 11,00 stavamo cantando per strada insieme a un gruppo di Journey man tedeschi roba bavarese, a mezzanotte cercavamo di conversare con un lampione molto permaloso che non rispondeva. A casa ho provato a fare le borse ma dopo aver imbevuto un calzino di liquido per le lenti a contatto ho considerato l’opzione di farle la mattina successiva. E cosí fu i nostri eroi persero il primo traghetto. Fortunatamente però ce n’era un altro dopo un’ora e non ci hanno nemmeno fatto ripagare il biglietto!

Liverpool, ritiriamo J.I.T. Jonathan ne rimane un po’ deluso (diciamocela tutta la J.I.T. fa le pippe al mio Falkor– infatti c’è da stare attenti a non parcheggiarle vicino che le trovi sempre in posizioni scomode…), ma siamo troppo felici che questa nuova avventura stia per iniziare e il giorno successivo di buona lena ci mettiamo in strada e scopro che le campagne inglesi mantengono le promesse che hanno stampato nell’immaginario comune. Sono ben curate, verdi e ricche di fiori. Attraversandole in bicicletta sembra quasi esistano due mondi paralleli, come fossero due livelli diversi in un folle video game. La sviluppatissima rete di piste ciclabili ti permette di farti strada seguendo i margini dei canali, tra campi e boschi, immersi nella natura e nella lentezza. Ci siete voi, gli scoiattoli, gli uccellini, qualche cervo e altri uomini ancora più lenti di te che si spostano con delle coloratissime chiatte laccate. Poi raramente capita che si debba salire al livello che vive sopra a questa meraviglia e ci si incrocia con le autostrade, con i grigi centri commerciali, con le fabbriche che eruttano inquinamento e con gli uomini che hanno fretta di riposarsi anche quando vanno in vacanza e subito ti rendi conto di non voler essere parte di quello che molta gente chiama “progresso” e che vivi bene al il ritmo dei tuoi piedi e della tua bici. È naturale e alla fine anche noi umani siamo esseri organici creati da madre natura e non dalle macchine. Purtroppo sembra che in molti se ne vergognino e preferiscano rinnegare le loro origini mancandogli di rispetto.

Arriviamo a Londra nel giro di una settimana, senza grossi problemi (Jonathan si deve far ricostruire la ruota posteriore perché gli saltavano i raggi con il peso dei bagagli) campeggiando in giro e facendo uso della nostra cucina portatile. Esplorando l’Inghilterra insieme impariamo a conoscerci meglio. Viaggiare in due è molto diverso dal viaggiare da soli (scriverò presto un pezzo sull’argomento) ed è davvero molto piacevole pedalare in compagnia, farsi due risate se si buca, bersi una bottiglia di vino insieme la sera, ma soprattutto poter condividere memorie indimenticabili.  Ci concentriamo sul presente insieme e dopo aver speso un paio di giorni ospiti di una delle mie migliori amiche a Londra, riprendiamo a pedalare a testa bassa.  Il 4 Ottobre dovremmo già essere a Gosport, al Sud dell’Inghilterra, dove saliremo sulla Maybe, una nave d’alto bordo, per portarla al Sud del Portogallo. Giro del mondo in bici e barca a vela, per l’occasione dovrò metterci piede per la prima volta, su una barca a vela e imparare a navigare. Miscela di paura ed eccitazione, quella che preferisco!

Hai la scimmia del viaggio?

Ottimo! a presto amico!