80 km con qualche saliscendi ma soprattutto tanta discesa. È incredibile come, ora che non ho più la spinta della pedalata assistita, abbia, in un giorno,  completamente rivoluzionato la mia opinione sulla discesa.Prima non mi piaceva, il carrello se andavo troppo veloce mi faceva sbandare e tenevo sempre i freni tirati, prima non facevo fatica ad andare in salita. Senza motore è cambiato tutto. Ogni centimetro di salita me lo guadagno sudando e la discesa è il premio per tanta fatica, col cazzo che freno adesso.

L’anno scorso mi sono sparata 6000 km su una bicicletta di bamboo elettrica con carrello di attaccato per portare in giro i miei libri e promuoverli in tutta Italia. Riuscivo a infilare nella mia borsa impermeabile infilata nel carrello fino a 60 copie del mio manoscritto. La pedalata assistita è stata fondamentale per rendere quel viaggio fattibile

Fuori dall’Italia inoltre Google maps diventa ancora più simpatico e ti offre l’opzione per la scelta del percorso in bicicletta (in Italia al massimo a piedi…) e finora mi ha selezionato dei percorsi fantastici. Quando è possibile -quasi sempre-  non mi fa pedalare sulle strade principali, ma offre percorsi alternativi. Oggi ho attraversato il polmone verde della Francia, una delle foreste naturali più grandi del paese senza condividere la strada con nessuno se non qualche “Bambi” che mi spiava incuriosito. A volte è anche molto anarchico e ti indica percorsi che in teoria non si potrebbero fare –tipo una decina di chilometri di sterrato al lato dei binari del treno, teoricamente percorribili solo per il personale di servizio- ma generalmente grosse cazzate non ne ha ancora fatte e mi ci sto trovando molto bene. Dico ancora, dato che anche quando mi son fatta l’Italia a piedi ho pensato la stessa cosa per i primi giorni, per poi trovarmi a guadare fiumi, scavalcare in proprietà private o tornare indietro per chilometri perché il percorso era stato bloccato da colate di lava secca sull’Etna etx.

La borsa che ho attaccata al manubrio è veramente di scarsa qualità, (assolutamente da rimpiazzare con una Ortlieb al più presto) e la tasca -teoricamente impermeabile- dove infilare il gps e guardare la strada mentre si pedala prima ha perso il tirante della lampo, poi direttamente tutta la cerniera ed ora rimane completamente aperta. Mentre pedalo mi tocca aggiustare lo schermo del telefono infilatoci dentro, in modo che non si capovolga e ogni volta devo  inventarmi qualcosa per non farlo rimbalzare fuori. Oggi pedalando in una stradina di campagna mentre con una mano cerco di capovolgerlo per l’ennesima volta, non mi sono accorgo di aver decelerato di brutto e come una pera caduta dall’albero perdo l’equilibrio e finisco  con le chiappe per terra. Per fortuna indosso felpa e pantaloni lunghi e mi evito una bella scorticatura. Verso sera mi accorgo che sul braccio mi è venuto un bel livido a forma di sorriso. Anche il mio corpo mi prende per i culo per un volo così banale.

Ora ho trovato una buona soluzione infilando dentro la macchina fotografica con l’astuccio di cuoio, che fa spessore ed attrito con la plastica e ci infilo il telefono giusto sopra. 

In serata arrivo a Dole, ospite di Sonia ed Eric, e i loro figli. Hanno una casa meravigliosa con un’enorme veranda affacciata su un giardino ben curato dove bazzicano due enormi “butterfly rabbit” (conigli di dieci chili con orecchie a forma di ala di farfalla). Mi hanno preparato una cena a base di torta salata, insalate e tanto formaggio Comté di diversi tipi. Anche loro sono ciclo viaggiatori e stanno preparando le ferie estive in cui in un mese pedaleranno da Parigi a Londra con i loro due figlioli di 5 e 7 anni. Eric è davvero un bell’uomo ma arranca con l’inglese e io con il francese, mentre Sonia, che invece ha le parvenze di una donna rigida e impostata, se la cava meglio nel dipartimento comunicazione. Adora i viaggi in libertà e mi chiede dove andrò domani, quando le dico che ancora non lo so, mi dice che anche lei sogna di viaggiare così.  L’indomani mentre la becco a fare il planning settimanale di tutte le attività in programma per tutta la famiglia dubito che riesca a sopravvivere un giorno senza sapere cosa dovrà fare quello successivo. Sognare è bello anche per questo. Anch’io vorrei essere una cantante jazz, nera, dalla bocca carnosa, vestita di raso rosso seduta elegantemente sopra a un piano nella penombra di qualche bar fumoso in centro a quello che è rimasto di New Orleans…

Dole 20/05/2016

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