La missione di oggi è quella di attraversare le alpi. Il mio MAPS (migliore amico per sempre) Jacob ha intenzione di documentare questo momento e decide di raggiungermi e stare con me per un paio di giorni. Sono felice di essere in buona compagnia per “il passo” più difficile di questo viaggio, insieme possiamo prendere sul ridere la drammaticità della fatica che dopo qualche chilometro si impossessa di me.

Non riesco a pedalare per risalire i nostri 1400 metri di dislivello ma ho un arma segreta..

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I piedi, quelli non mi abbandonano mai! Smonto e prendo a spingere Falkor lentissimamente. Jacob conosce la strada meglio di me e ogni qualvolta che me lo ritrovo da qualche parte ad aspettarmi -una volta me lo becco addirittura a far rampicata sulla roccia sopra una galleria mentre mi aspetta! Mi chiedo  se davvero non provi fatica o se mi monti apposta dei teatrini per smerdarmi con affetto – gli chiedo a che altitudine siamo e quanto manca. Dice cha a Simplon Dorf saremo a 1700 m. e ci siamo quasi arrivati! Sapendo di essere così vicina alla vetta la mente mi dona una sferzata di nuove energie e il mio caro amico non mi dice niente quando una volta raggiunto il piccolo centro alpino si accorge che non siamo nemmeno a 1500.  In circa 8 ore arriviamo in cima al passo.

Non importa che non ci sia arrivata pedalando, non importa che ci abbia messo una vita,  l’importante è averci provato e piano piano eventualmente ci sono anche riuscita. Il mio viaggio non è una gara di velocità, al contrario è un elogio alla lentezza. Se, come dicono, “Il tempo è denaro” sono riuscita a trasformare la mia lentezza in fonte di smisurata ricchezza.  Non ho fretta di arrivare da nessuna parte, non ho fretta di produrre, di guadagnare e di aver fretta di raggiungere la destinazione delle mie vacanze per aver fretta di riposarmi. Sono scesa dal tapis roulant della routine e della nostra “normalità” costruita e non sono più vittima dei paradossi imposti dalle società occidentali. Mi godo il presente ed ogni passo, e anche ogni muscolo che implora pietà ma con enorme calma.

L’unica controindicazione è che, una volta arrivata in cima, inizia a far freddo e non mi sento ancora abbastanza sicura per una discesa in picchiata al calar del sole. Tiro fuori il ditino magico sperando in un passaggio e do appuntamento a Jacob alla stazione di Visp per proseguire insieme mentre lui sfreccia a valle.

Parcheggio la bici di fianco a me e non sfilo il casco in modo che sia chiaro che chiunque si fermi debba essere disposto a caricare me e Falkor, la scusa pronta è quella di aver problemi ai freni. Dopo una decina di minuti a congelarmi il pollice una vecchietta seduta sul sedile posteriore di una macchina mi saluta ammiccando un sorriso ma la sua macchina mi sfreccia davanti. Suppongo inizi a stressare il marito di tornare indietro, facendolo sentire in colpa per ogni peccato compiuto in vita sua -dal non aver fatto ricordato il suo compleanno nel 56′ all’essersi dimenticato di dar da mangiare al gatto prima di uscire–  come solo noi donne sappiamo fare. Il mio film mentale si avvera quando dopo pochi minuti li vedo tornare indietro. Carichiamo Falkor comodamente nel bagagliaio e perdiamo quota. Il marito ultra ottantenne guida velocemente e troppo distrattamente fino a quando senza accorgersi di una rotonda la prende al contrario schivando un’altra macchina per pochi centimetri, suscitando l’ilarità della moglie che lo prende affettuosamente in giro come se ci fosse abituata.  Io che non ho nessuna intenzione di incoraggiare certe mancanze rimango di sasso, e scendo ringraziando ma allontanandomi dai vecchietti “Death Proof” (riferimento Tarantiniano) il più in fretta possibile pensando che sarebbe stato meno rischioso scendere in bici comunque.

Jacob arriva poco dopo e proseguiamo insieme verso Sierre. Siamo entrambi sfiniti e con l’aiuto delle ultime luci del giorno scegliamo una bella radura per montare le tende. Lui ha tutto il necessario per cucinare -cosa che devo assolutamente recuperare prima di ripartire dall’Irlanda– e ci facciamo un bel risottino allo zafferano e una bella bottiglia di vino sulle sponde del Rodano a sparar cazzate fin quando anche le ultime forze che abbandonano.

Da una radura prima di Raron 16-05-2016

Lo stronzetto del mio MAPS mi fa lo scherzone dell’anno quando una volta entrato nella sua tenda fa partire la sigla di Game of Thrones. È appena uscito l’ultimo episodio e sono senza internet per scaricarlo. Anche lui lo è ma fa finta di averlo già scaricato e di guardarlo da solo nella sua monoposto imperiale, lasciandomi senza sapere cosa succederà agli eredi di Winterfel nella mia Ferrino “bara”. Presto si accorge di esserci andato sul pesante e prima di causare conseguenze irreversibili spegne il computer.

Le piste ciclabili Svizzere sono davvero una mega figata! Ben segnalate, tenute perfettamente e connettono tutto il paese in lungo e in largo!

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Ottimo! a presto amico!