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Vorrei starmene tranquilla a scrivere su un’isola siciliana quest’inverno… “Ustica!” risponde d’impeto Piero.

“Dove è caduto l’aereo?”

“No, l’isola”

Piero è di Agrigento e l’ho conosciuto durante la mia lunga camminata a spasso per l’Italia.  Ha insegnato alle scuole medie di Ustica per un anno e non ho mai visto i suoi occhi scuri illuminarsi tanto come quando pronuncia il nome dell’isola o quello della sua amata.

Mi racconta di quando andava a comprare il pesce al porto la mattina, si portava la caffettiera e offriva il caffè ai pescatori che vendendogli il pesce gli spiegavano com’era meglio cucinarlo quel giorno, in base alle condizioni del mare. Mi racconta delle lunghe passeggiate sul sentiero di mezzogiorno tra i fichi d’india e la zagara in fiore.

Sono bastati circa trenta secondi per convincermi ad andarci e ora sono circa quattro mesi che abito sull’isola. Ho preso in affitto una piccola casetta affacciata al mare. Camera da letto, bagno, un’ampia cucina che funge anche da soggiorno e sala da pranzo, una terrazza e un amaca che galleggia davanti agli ulivi che mi separano dal Mediterraneo. 250€  al mese. Non male per comprarmi il paradiso e la solitudine.

L’isola ha circa mille residenti ed è un vero e proprio scoglio (otto chilometri quadrati circa) a una settantina di chilometri da Palermo. È famosa per l’aereo che non è caduto qua  (ma nel Tirreno al largo dell’isola di Ponza) e per la riserva marina che offre uno dei migliori siti di diving in Italia. È raggiungibile solo via mare (Traghetto della Siremar, 2,30h di viaggio, 16€ e qualcosa venendo da Palermo- 2 sono di tassa d’entrata sull’isola e quindi si pagano solo all’andata- o con la nave veloce messa a disposizione sia della Siremar che dell’Ustica Lines che ci mette 1,30h ma che costa circa 10€ in più. L’ultimo collegamento in partenza da Palermo è alle 15.00) ed avendo un porto molto esposto e della navi piuttosto antiquate, in condizioni di mare appena appena mosso rimane completamente isolata, a volte anche per diversi giorni di fila.  (è consigliabile verificare le condizioni del mare su windfinder -il vento è indicato con dei colori, a partire da quelli freddi che indicano la calma e salire verso quelli più caldi. Solitamente se c’è viola o blu partono, dal verde in su già è in dubbio- o chiamare la biglietteria per informarsi sui collegamenti 091-7493315)

Decisamente il posto che cercavo per sprofondare nell’ “isolitudine” anche se, considerata la gentilezza degli Usticesi è difficile condurre la vita da eremita che mi ero preposta. Volevo olio e vino prodotto qui, e il sindaco mi consiglia di andare dal Talebano a comprarlo. Basta dirigersi al vecchio frantoio e chiedere di lui. A Ustica è impossibile perdersi e tutti conoscono tutti, quindi per trovare il Talebano non mi sono serviti ne droni ne la C.I.A. e dopo una mezz’oretta mi trovo davanti a un simpatico signore barbuto che per un ora mi racconta di come i contadini locali abbiano creato una cooperativa per riprendere la tradizione abbandonata dell’olio locale. Da un paio d’anni è ripartita, ancora non commercializzano ma soddisfano il fabbisogno delle loro famiglie. Mi parla della famosa lenticchia di Ustica, apparentemente una prelibatezza biologica e slow food e tutti quei bei aggettivi che vanno di moda adesso, ma dato che va a 10€ al Kg, sto comprando lenticchie canadesi che vanno a 2€ al Kg. Più o meno il meccanismo per cui un prodotto locale a volte costa cinque volte in più di un prodotto che viaggia migliaia di chilometri per trovare il suo mercato, l’ho capito, non per questo non lo trovo assurdo. Dopo averlo ascoltato con attenzione mi regala, una bottiglia d’olio, due di vino, una zucca e tanti piccantissimi peperoncini. Senza saperlo ho fatto quello che, sempre seguendo le mode del momento, oggi si chiama Turismo Relazionale. E dopo tre mesi di permanenza ancora oggi vado a casa di Clelia, la signorina novantenne, nonna del Talebano a comprare olio e i frutti della campagna. Perché, si, ad Ustica ci sono ben quattro negozi di alimentari e un fruttivendolo, 3 bar, 6 o 7 ristoranti e un parrucchiere ma i prodotti locali si trovano nelle vie laterali dove le casalinghe vendono dalle loro finestre quello che i nipoti raccolgono nei campi. Si, ad Ustica a volte ci rimani bloccato anche se non vuoi ma puoi sederti su uno scoglio, immaginando di chiacchierare con Gramsci che, confinato qui, meno di un secolo fa ammirava la Sicilia proprio come faccio io ora. Si, su metà dell’isola internet e telefono non prendono ma se mi serve la verdura non devo posteggiare nel parcheggio illuminato al neon dell’Esselunga ma basta che mi faccio una chiacchierata con le casalinghe in centro.

Ustica Ustica, amore mio! La sera prima di andare a dormire però insieme alle mie lenti a contatto vengono via anche le fette di salame dagli occhi e mi accorgo che l’acqua del rubinetto non è potabile, (a Ustica non c’è acqua, solo un desalinatore) e che sono quindi costretta a comprare tantissime bottiglie di plastica che non posso riciclare, non essendoci la raccolta differenziata, le spiagge ghiaiose della riserva marina, almeno d’inverno, sono ricoperte di spazzatura, la condizione delle strade è pessima e la maggior parte degli automobilisti mantengono una velocità media invidiabile al gran premio di Montecarlo.  In caso d’emergenza l’elicottero arriva da Palermo per prelevare pazienti in condizioni critiche, ma l’altro giorno la pista d’atterraggio non era sufficientemente illuminata e non è potuto atterrare, lasciando a terra il moribondo.  Gli esercenti si lamentano di come il turismo sia limitato esclusivamente al mese di Agosto, ma effettivamente non si adoperano a diversificare l’offerta da quella che la natura mette gratuitamente a disposizione di tutti.

Dal mio umile punto di vista Ustica non avendo un centro storico particolarmente affascinante, avendo scorci panoramici meravigliosi ma nessuna spiaggia adatta a turismo balneare ed essendo così lontana dalla costa dovrebbe crearsi alternative pratiche per attrarre visitatori tutto l’anno, il clima lo permetterebbe. Uno spunto? Perché non seguire l’esempio di El Hierro, piccola isola dell’arcipelago delle Canarie, ad aver raggiunto la totale autosufficienza energetica e puntare tutto sull’ecoturismo e i prodotti locali.

Sole e vento qui non mancano mai…


I need a quite place to relax and write this winter… “Ustica” instantly replies Piero.

“Where the plane fell?”

“No, the island”

 I met Piero in  Agrigento during my long “walkabout” in Italy last year. He has taught literature in Ustica’s secondary school for over a year and I never saw his dark eyes brighten so much as when he pronounces the name of this Island. He than, went on with tales of when he used to buy fish at the harbour in the morning. He brought the coffee pot with him and offered coffee to the fishermen who explained him how the fish was best cooked that day, according to the sea conditions. He than told me about the long walks on the midday path through the orange blossoms in bloom and the feeling of overwhelming peace the island offers.

He took about thirty seconds to convince me to move here and now I’ve been living on the island  for almost three months. I rented a small house with a magnificent view over the sea. One small bedroom, one small bathroom, a large kitchen that acts as a living room and dining room as well, a terrace and a hammock floating amongst the olive trees that separate me from the Mediterranean. € 250 per month. Not bad to buy peace in heaven.

The island has about a thousand residents and  it’s nothing more than a big volcanic rock (approximately eight square kilometres) about seventy kilometres away from Palermo. It is famous for the plane that did not fall here (but in the Tyrrhenian Sea off the coast of Ponza) and for the marine reserve that offers one of the best diving spots in Italy. It is accessible only by sea (ferry Siremar , 2,30h trip, € 16 coming from Palermo -2€ are for the entry fee on the island so you’ll pay 2 € less on the way back- or fast boats are available from both Siremar  andUstica Lines , only 1,30h trip but about 10 € more expensive. The last boat from Palermo leaves at 15.00) and having an exposed port and rather antiquated ships, if the sea is slightly rough the island remains completely isolated, often for weeks at a time. This can leave you stuck on (or off) the island as I and my visitors have experienced first hand.  (it is advisable to check the sea conditions on windfinder or call the ticket office to inquire about connections 0039-0917493315)

Definitely the place I was looking for to concentrate and work on my new book, although, given the kindness of the “Usticesi” it’s difficult to lead the life of a hermit that I had in mind.

I wanted to get some local olive oil and wine. The mayor recommend me to go to the Taliban to buy it. “Just head to the old mill and ask for him.” In Ustica it’s impossible to get lost, and everyone knows everyone, so to find the Taliban I didn’t need drones nor the C.I.A. After half an hour I was face to face with a cute bearded gentleman who spent the whole afternoon telling me how the local farmers have created a cooperative to resume the abandoned tradition of producing oil locally. They produce enough for themselves now but if they keep growing at the current rate, they will be able to put their product on the market soon.

The Taliban also grows the famous lentils of Ustica, apparently an organic delicacy, but since they sell at 10 € per Kg, I’m buying Canadian lentils for 2 € per Kg. More or unless I understood the crazy mechanism by which a local product sometimes costs five times more than a product that travels thousands of kilometres to find its market, however I still find it absurd.

After patiently listening to all the tales about god and veggies that the Taliban had to tell me he gave me a bottle of oil, two of wine, a pumpkin and many spicy chilies to take home without charging me a penny.  If I needed more, I had to go to his grandmother house in town. Her name is Clelia, a chirpy 90 years old woman, she sells from her window as most housewives do here in Ustica.  Yes, there are four grocery stores, 3 bars, 6 restaurants and even a hair salon but local products are found in the side streets where older ladies sell from their home what their grandchildren gathered in the field that day. Yes, in Ustica sometimes you get stuck even if you don’t want to, but you can sit on a rock, imagining talking to Gramsci who, imprisoned here, less than a century ago admired Sicily just like I do now. Yes, half of the island has no internet but if I need to buy vegetables I don’t have to park in a Tesco’s parking lot illuminated by neon light but just walk into somebody’s house and have a chat.

Ustica Ustica, my new found love!

But in the evening before I go to bed, when I take off my rose tinted glasses I realise that tap water is not drinkable, (in Ustica there is no water) and I’m forced to buy loads of plastic bottles that cannot be recycled, as there is no separate collection. The pebbly beaches of the marine reserve, at least in winter, are covered in garbage, the road conditions are very poor and most drivers maintain an average speed that would be envied at the Grand Prix of Monte Carlo. The other day an emergency helicopter tried to land from Palermo to pick up a patient in critical condition, but the landing strip was too dark and made the landing impossible, leaving the man seeking urgent hospital care down. (No hospital here). Locals complain that tourism is limited exclusively to the month of August, but don’t do anything to diversify the offer from what nature puts at everyone disposal for free.

From my humble point of view the town in Ustica doesn’t have the charm of most Sicilian old centres. It has wonderful landscaped but no beaches suitable for any of the classical beach activities, and being so far away from the coast one should create a unique reason to attract visitors all year round, the climate allows it. Some inspiration? Why not follow the example of El Hierro , the small island in the Canaries, to have achieved total energy self-sufficiency and aim to the most eco-concerned slice of the market… The sun and the wind agree with me.