Sarà fortuna ma io preferisco pensare che siano pietre miliari che mi indicano la strada giusta…

Per arrivare a Cherbourg passo per Parigi, sarebbe la prima volta che ci vado da sola e adoro conoscere le città in solitaria. Sono quasi tentata di prenotare una stanza da qualche parte ma prima di farlo sento il mio caro amico Thomas. Ve lo ricordate Thomas? Ne parlo in “Walkaboutitalia”.

Thomas è il francese che vive a Siracusa e che mi ha ospitata mentre camminavo. Negli ultimi due anni, da quando l’ho conosciuto, siamo diventati buoni amici, è anche stato ad Ustica a trovarmi quest’inverno.

Non so bene perché -dato che lui non è parigino- gli mando un’email e gli chiedo se per caso ha qualche amico “cool” che mi può ospitare a Parigi. Io e Thomas ci troviamo sotto tanti punti di vista, quindi quel “cool”, tra le righe sappiamo entrambi significhi: tranquillo, festaiolo, e discreto.

Risponde immediatamente. Giovedì sera arriva a Parigi per un incontro di lavoro e riparte venerdì pomeriggio. Probabilmente riesce a farmi stare in un appartamento temporaneamente vuoto di fianco all’ Arc du Triomphe, dove mi raggiungerà giovedì sera.  In pochi minuti mi da la conferma.

Se preferite chiamarlo culo ve lo concedo, ma pietre miliari suona più romantico.

Mi mancano 190 km per arrivare a Parigi e considerata quest’opportunità ci voglio arrivare il prima possibile. Non ho preso impegni con nessuno per farmi ospitare stanotte e posso pedalare fin quando vien buio in modo di avvicinarmi il più possibile alla capitale.

Ha smesso di piovere, fa freddino e non c’è sole. Un oceano bianco di nuvole si riflette nelle pozzanghere. Vorrei farmi 100, 110, 120 km se possibile. Su Dio Google Maps si vede chiaramente che nel punto d’incontro tra la Senna e lo Yonne c’è un bella pianura con tanti piccoli laghetti. Immagino sia un luogo ottimale per piazzare la tenda. Deciso. Voglio arrivare lì.

Nonostante sia un primavera rigida pedalare senza pioggia è una goduria, passo per Sens che ha una bellissima cattedrale, tante belle ciclabili di campagna, tutto fila via liscio finché l’altissimo (Google Maps) mi fa un scherzetto. “Tra 50 metri gira a destra” dice la sua vocina computerizzata e mi trovo con le ruote infilate in dieci centimetri di fango. Mi ha mandato in mezzo ai campi in quelle strade dove passano solo i trattori. ( Falkor sembra Artax nelle Paludi della Tristezza).

“Gira a destra dice sta zoccola, ma che cazzo dici? Ma giraci a tu a destra dopo che ha piovuto per 72 ore di fila. E mo? Ma dove cazzo andiamo di qui? Si uscirà da qualche parte? Falkor non farti sopraffare dalla tristezza! Farckr!!! Stupido fortuna drago resisti alla tristezza, fai uno sforzo! resisti!

Spingo brontolando il mio compagno di viaggio per 3 ore di fila e ci spostiamo a malapena di dieci chilometri.

Le emozioni che si provano in una giornata viaggiando per luoghi sconosciuti sono talmente tante che non sembra possibile siano concentrate tutte solo in una manciata di ore. Oggi sono stata felice, veramente felice di aver visto una volpe, due cerbiatti, tanti uccelli colorati e anche un bel gufo, poi dolorante con le chiappe in fiamme e poi spaventata immersa nel fango della campagna senza un anima viva intorno a me, poi travolta di gioia quando ritornata su strade praticabili e poi sfinita a fine giornata quando faccio appena in tempo a montare la tenda, in una radura di fianco allo Yonne, e spegnere tutto questo circo di emozioni fino a domani.

Per questo viaggiare allunga la vita.

Patrick quando mi ha vista arrivare a casa sua l’altro giorno a Massigny Les Vitteaux me lo ha detto. Eri fradicia, pedalando con il cambio più basso su una salita che sembrava un muro eppure ti ho invidiato da morire…

È un profumo che non si può sintetizzare, è un uccello per il quale non esiste gabbia. Si chiama libertà.

(Poi “lì” al calar del buio ci sono arrivata)

“Lì” 24/05/2016