C’è un’altra cosa che amo dei miei cammini. Una cosa che apprezzo più in alcuni posti piuttosto che in altri. La magnifica sensazione di essere arrivata. Un viaggio è come un disegno. Alcune linee sono fondamentali, se non ci fossero rimarremmo a fluttuare nell’astrazione, altre non hanno davvero bisogno di esistere, eppure nella completezza dell’opera anche ogni piccola sfumatura diventa importante. Entro a Siracusa. Ammiro l’isola di Ortigia all’orizzonte, nella luce del tramonto. Sembra ricoperta di miele che cola nell’acqua turchese. Ho la sensazione di camminare su una linea essenziale. Improvvisamente l’aria di questo posto mi riempie le narici, piedi e cuore gonfi gli uni di fatica e l’altro di felicità sanno di poter festeggiare insieme a me. Sono arrivati. Sono arrivata.

La storia si ripete. Stavolta sono ospite di Thomas, un ragazzo francese trascinato controvoglia in Sicilia da un amico. Anche lui lavora online e si può permettere di vivere dove più gli garba. Colpo di fulmine con Siracusa. Si ferma qui. La ragione principale che l’ha spinto a rimanere è la spontanea gentilezza della sua gente e mi trovo costretta a metterla alla prova. Ci sono troppe attrazioni turistiche che vorrei visitare e sarebbe un peccato rinunciare a priori solo perché non posso permettermi il biglietto d’ingresso. Devo trovare un modo di entrare gratis, senza scomodare Thomas e ho un’idea che mi frulla per la testa.

Siracusa, l’anno dopo ci ripasso in bicicletta

Il duomo, cattedrale metropolitana della Natività di Maria Santissima, è stato riadattato alle esigenze delle divinità di moda e delle numerose dominazioni nel corso dei secoli. Oggi è appunto parte di una repubblica che si chiama Italia, di religione cristiana. Chissà a quando la prossima? L’entrata “per i turisti” costa 2 euro. A prescindere dal fatto che non trovo giusto far pagare l’entrata di un luogo di culto, tengo le mie polemiche chiuse dentro alla zip di un sorriso talmente largo che con un movimento brusco la calotta cranica potrebbe scivolare a terra. «Ciao, sto risalendo l’Italia a piedi, senza soldi, raccogliendo sogni. Volete contribuire al mio progetto con un sogno o magari facendomi entrare gratis?». Alla mano ho degli articoli di giornale che parlano del mio viaggio, in caso volessero verificare. Non ce ne sarà bisogno, né qui, né ai bagni ebraici (5 euro), né all’entrata del macabro labirinto di catacombe di san Giovanni (8 euro), né al museo di Archimede (6 euro). Tento il colpaccio al teatro greco: 10 euro sono tanti, ma l’inserviente non solo mi accoglie, ma si offre di accompagnarmi anche nella parte successiva del complesso dove potrebbero chiedermi il biglietto una seconda volta. Entriamo a braccetto e mi spinge letteralmente dentro all’Orecchio di Dionisio, per poi lasciarmi libera di immaginare i turisti trasformarsi in prigionieri e immaginare lo scaltro tiranno origliare i nostri bisbigli dall’alto.

L’orecchio di Marco, sulla mia scatola, è più piccolo, non amplifica i suoni, amplifica i sogni. È stato costruito per uno scopo ben più nobile, aiuta a ritrovare i desideri dei prigionieri di noi stessi. Li fotografo uno dentro l’altro.

Totale 31 euro che non ho risparmiati e un’altra storia da raccontare.

Sì, credo Thomas l’abbia indovinata a fermarsi in Sicilia. Una terra abituata a una dominazione dopo l’altra, una terra che per difendersi si nutre della sua identità eterogenea dove ormai nessuno è più straniero.

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Hai la scimmia del viaggio?

Ottimo! a presto amico!