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La campagna tra il mare e Ragusa in questa stagione sembra dipinta da un pittore che ha trovato tubetti di giallo e blu a prezzi stracciati. Mucche brucano pacificamente sprofondando dentro a nuvole di fiori e il traffico è pressoché impercettibile. Ho dimenticato di riempire la mia bottiglia d’acqua prima di partire, ma cammino su marciapiedi di arance, e lascio sia il loro dolce succo a dissetarmi.

A Ragusa sono ospite di Giovanni, un altro couchsurfer che mi porta a cena a casa di amici. C’è Peppino che è tornato dall’estero con l’idea di rivoluzionare l’approccio della sua famiglia alla terra, applicando concetti di agricoltura sinergica e permacultura. In sintesi un nuovo modo di produrre in cui si restituisce alla terra più di quanto le viene strappato. C’è Rosa, la sua bella fidanzata, che lavora in un centro d’accoglienza Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) dove ospitano donne e bambini. C’è un’altra nordica che ha preferito trasferirsi in Sicilia. A fine pasto distribuisce a tutti dei pennarelli per disegnare la tovaglia sulla quale abbiamo cenato. C’è un gallo soprannominato “rondine” per la sua taglia modesta, ma che ha vissuto una vita felice prima di finire in pentola e c’è la mia scatola dei sogni che si riempie e una damigiana di vino che si svuota.

Colgo l’invito di Rosa a visitare il centro dove lavora per raccogliere anche i sogni delle rifugiate. Si tratta per lo più di somale, eritree e nigeriane. Non so fino a che punto riescano a fidarsi di me, non so se le loro storie siano autentiche o meno. Quello che so è che sono qui, da sole, senza i padri dei loro figli, in una nazione di cui non conoscono né lingua, né usi, né costumi, e so che quello che sognano è sincero. Rimanerci.

Questo mi può solo far vagamente immaginare da quale incubo siano scappate.

Uno dei sogni più ricorrenti che ho letto sbirciando il contenuto della mia scatola è quello di aver la possibilità di essere appagati professionalmente senza essere costretti ad abbandonare la Sicilia. Rosa e le sue colleghe sono laureate, professionali e amano profondamente il loro lavoro, ma non percepiscono lo stipendio da più di un anno. La gestione precedente ha fatto sparire i fondi europei stanziati a sostenere il progetto.

Le cose dovranno cambiare in fretta se vogliamo continuare a far sì che sia Rosa a prendersi cura degli immigrati e noi lei a emigrare.

Esco dalla scatola ed entro in una cartolina. Ragusa Ibla. Mentre passeggio ammirando la sua spudorata bellezza, chiamo Bernd, il mio contatto couchsurfing per Ispica. Lo avverto che presto sarò da lui. Non è che Ispica fosse proprio di strada ma la sua autodescrizione è uno specchio per allodole efficacissimo: “Sono un artista e vivo in un bel giardino con quattro grotte. Ho tutto quello di cui un ospite possa avere bisogno, incluso letti e doccia, ma cerco di vivere senza cose futili. L’elettricità per la mia casa (grotte) è prodotta da un pannello solare a 12 v e ho una compost toilette per incrementare la sostenibilità del mio modus vivendi”.

I testimoni di Geova aspettano il paradiso in Terra. Bernd non ha avuto la pazienza di aspettare il divino e se l’è costruito da solo. L’ex compagna lo trascina in Italia controvoglia a fine anni Ottanta. Presto scopre non piacerle e se ne va. Lui se ne innamora e resta.

Sognava una casa piccola con un grande giardino. Compra un appezzamento di terra affacciato alla cava d’Ispica e lo trasforma nel suo regno. Un regno abitato da lui, sette rognosissimi Shih Tzu che si litigano costantemente la sua attenzione e diciassette tartarughe che si fanno ampiamente i cazzi propri.

La sua surreale dimora è di formazione calcarea ed è suddivisa in quattro grotte. La camera da letto principale, quella per gli ospiti, la grotta bagno e quella estiva, più fresca, dove ha costruito una specie di frigorifero di polistirolo scavato nella roccia. I suoi quadri ornano le pareti di pietra e le stufe a legna riscaldano l’inverno. È costretto a utilizzare dei materassi gonfiabili per evitare s’impregnino d’umidità, ma li trova molto comodi e anch’io. Una connessione wi-fi connette il suo Eden col resto del mondo e le figlie lontane.

Mi spiega che per esistere legalmente deve pagare almeno una bolletta. Il prezzo della sua esistenza è la lavatrice che fa girare una volta l’anno. Preferisce farsi il bucato a mano comunque.

Facciamo la spesa nel suo fornitissimo orto: fragole, lattughe, pomodori, cipollotti, e le uova fresche delle sue galline. Per completare il pasto sforna dell’ottimo pane nero, anch’esso fatto con le sue mani, come ogni altro tassello della sua opera d’arte abitabile.

Mangiamo chiacchierando del più e del meno, con la complicità di chi nella semplicità ha trovato tutto, sogghignando un pochino pensando a chi, dandoci dei pazzi, soffre ogni giorno per accumulare più oggetti inutili da portarsi nella tomba.

Bernd il suo sogno l’ha realizzato, ma forse ne ha un altro da inserire nella mia scatola magica. «Sì». Vorrebbe andare sull’isola di Pasqua, ma è consapevole che non avrà mai i mezzi economici per prenotare il volo. Non c’è problema, si è comprato molti libri che ne parlano e ha iniziato lui stesso a scolpire le famose mascherone che la caratterizzano nel suo giardino. Se Maometto non va dalla montagna… Bernd ha portato Pasqua a Ispica.

Il regno di Bernd può essere l’Eden, il baluardo calcareo di fantàsia e anche l’isola di Pasqua. Può essere tutto questo allo stesso tempo e mutare da un giorno all’altro. Oppure può essere una semplice grotta.

Questo dipende solo dagli occhi di chi lo guarda.