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Arrivo all’aeroporto internazionale di Palermo Falcone e Borsellino. Un aeroporto dedicato a due paladini dell’antimafia quando è stato proprio il boss Gaetano Badalamenti a decidere di farlo costruire qui.

Né la conformazione geologica di Punta Raisi, né le forti raffiche di vento a cui è soggetta sono consone all’atterraggio, ma a “Tano Seduto” serviva l’aeroporto sotto casa per speculare sulla sua costruzione e per gestirsi meglio il traffico di eroina con gli Stati Uniti. Quindi io oggi atterro qui, su questa pista senza senso e spendo gli ultimi 10 euro che ho per il biglietto dell’autobus che mi porta in centro. Il resto per comprarmi un ultimo pacchetto di tabacco, lo fumerò pensando ai controsensi del Bel Paese. Credo un pacchetto non basti, probabilmente nemmeno i miei polmoni.

Palermo a piedi è tutta da scoprire

Arrivo in piazza Giulio Cesare, scendo dall’autobus. Emozione.
Il passo 0 di questa follia.
Strano, suona come tutti gli altri.

Luigi mi aspetta e non so chi sia. Ho mandato tante richieste di ospitalità su CouchSurfing e spiato velocemente i profili.

I canoni per la scelta di chi mi ospita sono più o meno questi:

  • coordinate (preferibilmente centrali)
  • regole (o meglio, la loro mancanza)
  • aspetto fisico (non basta una foto dove per caso il soggetto sia venuto bene. Ma se più di una provano il fascino genuino del soggetto questa regola potrebbe surclassare le altre)

Luigi sembra rispettarli tutti e tre.

Lo intravedo sul balcone di casa sua. Eccoci. È alto, magro, carnagione olivastra, vestito bene, ma non troppo, profumato, ma non troppo, sguardo sincero e sorriso facile. Quello che gli manca alla perfezione arrotonda in sensualità. Bingo.

Mi dà le chiavi del suo monolocale e non ho quasi nemmeno il tempo per ringraziarlo. Ha da fare. «Ci vediamo dopo». Spero presto. Inizio a esplorare la mia nuova dimora. Piccola e pulita, sovrasta via dei Chiavettieri. C’è una bella luce che entra dalla finestra. Guardo giù. La vita è lì e gli anziani lo sanno, alcuni si sono addirittura portati le sedie da casa per rimanere in strada ad ammirarla, proprio come al cinema. Non mi voglio perdere lo spettacolo, mi do una rinfrescata e li raggiungo.

L’architettura dei condomini e dei palazzi traspira storia e le lenzuola stese a ogni balcone quotidianità. Presente e passato amalgamati a suoni, profumi e colori ti si infrangono addosso come onde violente, passo dopo passo. Non puoi nuotare controcorrente se ti vuoi salvare, o ti lasci andare o non avrai scampo. Benvenuta in Sicilia.

Mi faccio trasportare fino alla Vucciria e rimango a bocca aperta a vedere ciò che da noi, al nord, si è perso da talmente tanto tempo che non potrei nemmeno ricordarmelo: pescherie, fruttivendoli, macellerie, sui marciapiedi, senza vetrate, senza l’aspetto clinico che fa perdere sapore a ogni cosa. Assaggio tutto col naso tra i mercanti che urlano dignitosi le proprie offerte mentre li fotografo. Forse esagerano davanti al mio obiettivo o forse sono attori nati, forse oggi è una giornata magica, forse è sempre così.

Incrocio un bangla, è intento a pregare una santa. Appena termina la sua monotona nenia gli chiedo se è cristiano. No, è induista, ma santa Rosalia “fa il miracolo” senza discriminazioni. Appena arrivato dallo Sri Lanka è andato prima da lei a chiedere lavoro, poi agli amici già qui. Palermo gli ricorda l’Asia. Anche a me la ricorda. La vita nelle strade a ogni ora del giorno e della notte, l’armonia nel caos.

 Non ci sono regole, o forse sì. Certamente non sono le stesse che valgono nell’Italia che conoscevo. In realtà sembra di essere in un altro paese, un paese più felice, senza crisi, oppure talmente abituato ad esserlo che ha smesso di farci caso.

C’è chi decide che il suo garage questa sera sarà un pub, e così avrà un pub al posto del garage. Macchine parcheggiate col cofano aperto si improvvisano panetterie, carrelli della spesa fuori dalla porta di casa diventano piccoli negozi d’alimentari. Ballarò si trasforma con disinvoltura da mercato gastronomico di giorno a mercato della droga dopo il calar del sole.

Il moto ondoso mi trascina davanti all’entrata di un carcere, sembra messo male.Una mano spunta da una finestra salutandomi, contraccambio, lei continua per qualche minuto. Lui almeno è conscio di essere in gabbia, io fino all’altro giorno non lo sapevo.

Ora invece mi sembra di essere tornata a respirare e godo della mia libertà che sembra crescere a ogni passo, non so cosa mi aspetta, non m’importa. Mi sento libera di perdermi, di sbagliare, di essere me stessa. Non c’è più uno schema, né un’immagine da rispettare quando si è circondati da gentili sconosciuti.

Ed eccolo il mio gentile sconosciuto. Luigi viene a lanciarmi un salvagente e prova a mettere ordine nella confusione, spiegandomi cosa si presenta davanti ai miei occhi, e anche cosa manca. Le palazzine liberty di via Libertà se le sono mangiate la mafia e la politica, quelle della Vucciria invece stanno cadendo a pezzi nell’incuria generale.

Camminiamo tra le macerie. Non so com’era prima. Per me ora Palermo è bellissima, forse era “troppo” bella. Noi umani abbiamo la tendenza a distruggere la bellezza se non la possiamo possedere completamente.

Luigi mi racconta la sua città e gli scioperi degli onesti parcheggiatori abusivi, mi parla dei contrasti che rendono Palermo così umana, Yin e Yang, bene e male, ombra e luce si mescolano agli shot di vodka a 1 euro, che non si fa problemi a offrirmi.

Alcol, euforia e la sua risata penetrante. Un cocktail letale, meglio far finta di niente. Maledetto amore, come lava calda mi àncora o mi sposta tra zolle tettoniche. È colpa sua se mi trovo qui adesso, motore di ogni cosa. Questa volta mi spinge, mi spinge lontana dal dolore.

Ma adesso basta cazzeggiare, è ora di mettersi in cammino.

Hai la scimmia del viaggio?

Ottimo! a presto amico!