Karolina, esile, bionda, tedesca, diciannove anni e senza paura, è diretta ad Agrigento, e considerato la scarsità di mezzi pubblici preferisce farsela a piedi con me. È un’esperta camminatrice e m’insegna a posizionare lo zaino correttamente sulle spalle in modo da non soffrire troppo del suo peso. Sono stata fortunata ad averla incontrata ora che sono solo all’inizio per poter mettere in pratica da subito i suoi preziosi consigli. Porta con sé molte cose, tra cui delle utilissime pastiglie per purificare l’acqua non potabile e dei rigatoni cucinati tre giorni fa, talmente secchi che pare non siano mai stati bolliti, li intinge nella Nutella. Mi limito a guardarla ammiccando un fievole sorriso, delle sue consulenze sul trekking mi fido, di quelle sul cibo no. 

Oggi il tempo è diventato più socievole, il paesaggio bucolico che ci circonda mette pace nell’anima. Sono meno concentrata sui passi e più sulle chiacchiere e raccogliendo i sogni della mia compagna di viaggio anche trenta chilometri a piedi sembrano scorrere senza troppa fatica. Palazzo Adriano in lontananza risplende sotto al sole del tramonto come un gioiello ambrato incastonato tra i monti Sicani.

Piazza principale di Palazzo Adriano dove sorgono le due chiese, una dal culto cristiano e l’altra bizantino

A Palazzo Adriano è Epifania a prendersi cura di noi. Epifania conosce Rob, il chitarrista degli Omosumo, e io conosco Rob perché Andrea, mio coinquilino a Londra, ci aveva lavorato insieme all’Arezzo Wave. Quali fili del destino siano stati manovrati per fare in modo che io ed Epifania ci incontrassimo in un paese così piccolo e sperduto non lo so. La prendo come un’altra pietra miliare a indicarmi la retta via.

Entrando in paese il respiro si spezza in gola. Sono sul set di uno dei miei film preferiti: Nuovo Cinema Paradiso! Andiamo a visitare il museo del cinema. Le immagini scattate durante le riprese del film ricoprono le pareti e l’impiegata comunale che ci ha appositamente aperto le sue stanze avvia la colonna sonora. Senza rendermene conto, lacrime di gioia solcano le mie guance scottate dal sole e dal vento. La magia di essere entrata dentro a uno dei miei film preferiti si materializza in gocce salate, come segnalibro di un momento indimenticabile.

Nella famosa piazza dalle due chiese, una da rito latino, l’altra bizantino, scattiamo qualche foto con e senza macchina fotografica e c’informiamo sul percorso che ci aspetta domani.

Sembra esserci una mulattiera, è più corta di una decina di chilometri rispetto alla strada asfaltata. Ora, dopo solo quattro tappe, so cose che prima di partire non sapevo. Per esempio che 10 chilometri in più sono almeno due ore di cammino, e due ore in più influenzano pesantemente la tempistica di una giornata. E che la maggior parte di noi umani conosce solo i percorsi che può comodamente percorrere seduto nella sua auto. La mulattiera ci viene sconsigliata, ma essendo in due i rischi vengono condivisi… rischiamo.

Attraversiamo la riserva naturale dei Monti di Palazzo Adriano raggiungendo più di 1.500 metri di quota, il vento soffia incessante, qualche piccola frana blocca il cammino. Karolina le attraversa come uno stambecco, senza aprire bocca, e io inesperta ma determinata non posso certo farmi umiliare da una ragazzina. La seguo a ruota.

Fresche pinete costeggiano il sentiero fino al passo. Improvvisamente lo scenario si apre su una conca fiorita, animata dalle greggi. A fondo valle l’acqua intrappolata dalla diga d’Invaso Castello riflette il cielo nuovamente azzurro, creando un magico caleidoscopio di colori. Camminando ogni panorama viene conquistato passo dopo passo, con gli altri mezzi i panorami sono rubati.

Karolina ha solo altri otto giorni di vacanza in Italia prima di tornare all’università, decidere quale dei due Poli attraversare a piedi e quale nazione salvare dall’ebola, quindi mi abbandona per cercare un passaggio in macchina e mi offre dei pasticcini per sdebitarsi dell’ospitalità.

Non è me che devi ringraziare, la strada è di tutti.