Arrivo a Cherbourg dopo una nottata in tenda, c’è stata qualche goccia di pioggia durante la notte, ma stranamente mi sveglio senza nemmeno la condensa sul telo del sarcofago.

Mi dispiace pedalare nell’entroterra tra Carentan e Cherbourg. Tutti dicono la costa sia bellissima, ma ora non ho più tempo per esplorare. La sera a Cherbourg sono ospite di un altra famiglia trovata su warmshower, padre e tre figli molto belli e molto svegli.

Anche oggi siamo in due ospiti a casa dei gentili ospitanti allocati dal magico mondo di internet e siamo di nuovo due donne cicliste che viaggiano da sole. Che meraviglia! Non pensavo di avere tante altre “colleghe” solitarie, ma, purtroppo questa non è Carole. Si tratta di un infermiera di Grenoble, appena partita e super noiosa. Non fa altro che parlare delle marche della sua attrezzatura, chiedendomi della mia, e di quella del padrone di casa. Ripeto che la mia attrezzatura non è adeguata e lei conferma seriosa e tesse le lodi della sua come si fosse cucita la tenda da sola. Peccato perché sembra la famiglia abbia delle storie interessanti da raccontare, andando sempre in vacanza tutti insieme ognuno con la sua bici, e le proprie borse, compresa la figliola di quattro anni e il cane appresso. “E il tuo sacco a pelo di che marca è?”  Faccio finta di non capirlo per niente, il francese, e ne approfitto per andare a recuperare un po’ di sonno. Mi sta venendo mal di gola e so bene perché. Gli ultimi giorni sono stati un susseguirsi di caldo e vento freddo, tolgo la giacca e la rimetto come Karate Kid metteva e toglieva la cera. Sarei stata sorpresa se non mi fosse venuto il mal di gola.

In mattinata devo lasciare la casa con la famiglia che esce per andare chi a scuola e chi al lavoro e ne approfitto per fare un giro per Cherbourg. Niente di ché ma ben organizzata per quanto riguarda le ciclabili, come, del resto, tutta la Francia che ho conosciuto finora. Trovo una brasserie e mi scolo un the caldo dopo l’altro, mentre vi scrivo.

Nel pomeriggio inizio a sentirmi un po’ meglio. Nella coda verso il traghetto, tra macchine, moto e camion, come una formichina in fila verso l’arca di Noè tra elefanti, giaguari e scoiattoli godo della mia minuscola visione del mondo e dell’accento irlandese che già mi circonda.  L’Oscar Wilde alza le bandiere d’Irlanda e iniziamo la traversata di 18 ore verso l’isola sempreverde.

Ora questo sogno irlandese sembra davvero realtà. Quando mi è capitata l’occasione di poter venire a spendere l’estate a Dublino, vivere su una barca parcheggiata sul Liffey e imparare ad andare in barca a vela -chiamiamola botta di culo, ma anche pietra miliare delle proporzioni di un Menhir di Stonehenge ad indicarmi la retta via– non ho esitato un istante a confermare la mia venuta.

A parte la birra, che ovviamente mi rende felice, adoro questo popolo cosí simpatico e alla mano.

L’Oscar Wilde non è grande come le nostre Grandi Navi Veloci, a cui sono abituata in Italia.  Ho un posto a sedere al decimo ed ultimo piano e ovviamente sono attrezzata di materassino e sacco a pelo e la notte la spendo comodamente sdraiata al suolo.  Faccio un pic-nic solitario con l’ultimo flan all’albicocca e baguette ripiena di Camember di Isigny Sur Mer mentre mi riguardo “Salvate il soldato Ryan” per rivivere i giorni dello sbarco attraverso gli occhi di Spielberg. Questi giorni in Normandia hanno lasciato un segno. Non mi sarei mai aspettata di vedere tante bandiere americane sventolare in Francia. Si tratta di soli 72 anni fa, ma per la nostra generazione, che non l’ha vissuto,  potrebbe essere stato anche un millennio. Solo il colore vivace delle bandiere mi aiuta a rammentare che si tratta di roba fresca.

Sull’Irish Ferry il “sun Deck” è una burla. Apro per un nanosecondo la porta e la richiudo immediatamente prima che venga portata via dal vento, ma c’è il wifi gratis per tutti (In Italia lo fanno pagare un occhio della testa).  C’è anche il cinema (che qui invece si paga e in Italia è gratis). Stasera passano “The Revenant”.  L’ho già visto, trovandomi in totale disaccordo con l’assegnazione dell’oscar (non a Leonardo di Caprio che comunque lo meritava veramente per Wolf of Wallstreet) come miglior film.

Ci sono tanti bei ristoranti, due pub, uno dei quali ha anche della musica dal vivo, un duty free shop nel quale spendo ore provando tutti i profumi esistenti, tanti turisti, francesi, tedeschi e anche molti italiani. Scendo, ringrazio Oscar per il piacevole passaggio e rimonto su Falkor. L’erba alta sotto al vento riproduce l’effetto delle onde e la terra, per un daltonico, potrebbe non essere poi cosí diversa dall’Oceano. In una giornata di sole, controvento risaliamo le soffici colline  d’Irlanda.

MANGIARE BENE E CON POCO IN FRANCIA Io non sono un’amante dei dolci ma in Francia ho scoperto le boulangerie/patisserie ed ho avuto dei seri ripensamenti. In ogni paese, paesino e villaggio francese c’è sempre un boulanger che fa delle ottime baguette, torte di mela, flan, macaroons, insomma pane e dolcetti di ogni tipo. Ovviamente sono prodotti che costano poco, e fermandosi a comprare formaggio direttamente dai produttori (ce ne sono moltissimi in giro) si possono fare degli ottimi panini con prodotti locali spendendo veramente poco.