C’è tanta gente infelice che tuttavia non prende l’iniziativa di cambiare la propria situazione perché è condizionata dalla sicurezza, dal conformismo, dal tradizionalismo, tutte cose che sembrano assicurare la pace dello spirito, ma in realtà per l’animo avventuroso di un uomo non esiste nulla di più devastante di un futuro certo.

 Dalla lettera di Christopher McCandless scritta all’amico Ronald Franz

 

Vai a piedi… Quindi fai l’autostop?

No, vado a piedi.

Quindi prendi il treno?

No, niente mezzi, cammino e basta.

Ma si può?

Eh si…

Eh… Ma… Sulle autostrade?

Non prendo autostrade.

E non hai paura? Con tutto quello che si sente in giro….

Spegni la televisione e vai a fare due passi, scoprirai che la realtà è molto più felice di quella dipinta dai media e se guardi un po’ più in là, forse scoprirai anche il perché viene dipinta cosí.

Un popolo impaurito è facile da governare. Facendoci vivere nel terrore ci addomestichiamo alla “normalità”. La “normalità” creata da una società che è tanto insensata da auto-distruggere il suo habitat naturale per mettere su una targhetta di plastica dei pezzi di carta che sono buoni a comprare delle cose che desideriamo solo perché qualcun altro ha creato in noi una necessità fittizia e temporanea. Questa è la normalità occidentale: non godersi il presente preoccupandoci del futuro fino a quando quel futuro non sarà già passato.

In questa società che se si riesce a fare un passo indietro e a guardarla oggettivamente è tutto tranne che “normale”camminare non è normale.

In molti pensano che io, avendo deciso di CAMMINARE, dico CAMMINARE, non arruolarmi nell’esercito- che è normale-, non di andare a 130 all’ora in una scatola di latta piena di benzina -che è normale- ma CAMMINANDO mi stia mettendo a rischio.

Esce un articolo su la repubblica che parla del mio progetto e appena lo postano su Facebook apriti cielo, il dibattito divampa tra chi pensa che quello che faccio sia una mega figata e chi invece mi vede come l’anticristo. Non sto esagerando: “Se fa la fine di Pippa Bacca se l’è cercata. Una donna in giro da sola in questo modo è un richiamo allo stupro. Il primo che la investe dovrebbe vincere 100 punti sulla patente.” etc. etc.

Io non faccio altro che camminare, e ultimamente pedalare su strade e sentieri fatti apposta per gli esseri umani, alla luce del sole. Se questo è considerato pericoloso allora dobbiamo ammettere di essere già tutti in gabbia!

Certamente di alcune cose ho paura- e menomale!!! Senza paura non esiste coraggio e senza paura non esiste allerta. I cani ringhiosi, le sopraelevate, le gallerie e magari qualche camionista arrapato m’intimoriscono ma per ognuna di queste esiste una soluzione.

In ordine

  • per i cani basta portarsi dietro una frusta, di quelle di cuoio stile Indiana Jones. No, non si frustano i randagi, ma facendola sbattere sull’asfalto il rumore spaventa gli animali che se ne vanno impauriti.
  • Sopraelevate e gallerie si fanno di corsa (le sopraelevate sono un mio problema dato che soffro di vertigini) senza pensare e in galleria si sta sopra al gradino accendendo una luce, che consiglio di tenere sempre a portata di mano.
  • Ai malintenzionati si dice che si sta girando un documentario e che la nostra troupe ci sta seguendo a un paio di chilometri di distanza.
  • Un ulteriore metodo di difesa “virtuale” è farsi vedere mentre si fotografa la targa delle macchine che c’insospettiscono e, se ritenuto necessario, mandarle via email a un amico fidato e/o inviare la propria posizione su whatsapp.

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Cosa serve per organizzare un viaggio a piedi?

Il primo passo. Possiamo rimanere a procrastinare per la nostra intera esistenza, crucciarci e pentirci di non averlo fatto per il resto dei nostri giorni. A volte è una delusione amorosa, a volte lavorativa, a volte la compagnia giusta, a volte solo la nostra spinta interiore, qualsiasi sia la tua molla parti e vedrai che tutte le paure s’infrangeranno, scoprirai che ciò di cui avevi paura spesso non esiste nemmeno e probabilmente ti troverai ad avere paura di tutt’altro. Non c’è miglior modo per conoscere se stessi che inforcare la strada.

Altre doti fondamentali sono:

  • Voglia di camminare
  • Determinazione
  • Sorriso (dormiremo spesso a casa di sconosciuti, ci capiterà di tanto in tanto di dover chiedere aiuto, saremo in balia della gente che troveremo in giro e non possiamo sperare di essere benvenuti se andiamo in giro col musone. Non c’è comunque da preoccuparsi, una volta partiti il sorriso viene spontaneo)
  • Spirito di adattamento  (di nuovo, saremo ospiti delle persone più svariate, appartenenti a strati sociali diametralmente opposti. Se ti sei accordato con qualcuno che ti ospiterà parti con l’aspettativa che avrai un tetto sopra alla testa, niente di più, tutto il resto è optional -e di optional ce ne sono di fighissimi, dalla piscina, alla sauna, al letto a baldacchino, al cuscino più comodo sul quale tu abbia mai dormito, ma se a volte tocca dormire per terra va bene uguale. Stessa cosa con il cibo. Per esempio io a casa sono vegetariana – per pure ragioni ecologiche- ma se sono ospite di una nonna calabrese mangio quello che mi mette nel piatto, senza aprire bocca se non per infilarci un’altra forchettata.)
  • Capacità d’ascolto (Le persone che ti ospiteranno non ti conoscono e non hanno paura del tuo giudizio quindi tendono ad aprirsi. Tu la tua storia già la sai e probabilmente la devi comunque riassumere ogni giorno  a chi t’incontra, approfitta di quel momento per stare zitto ed assorbire come una spugna quello che questi splendidi sconosciuti hanno da raccontarti)

L’allenamento non è necessario, si fa “on the road”. Non esiste un modo giusto o un modo sbagliato di partire e camminare, in questa pagina descrivo quello che funziona per me, ma sentitevi liberi di “personalizzare” le mie parole.

Cosa portare?

  • Lo zaino. Non troppo grande (dai 35 ai 45 L.). Altrimenti ci viene la tentazione di riempirlo tutto quando in realtà per godersi i nostri spostamenti sarà necessario cercare di tenerlo sotto ai 10 kg.

imageIl tuo zaino sarà un inseparabile compagno di viaggio. È importante che il peso non venga caricato sulle spalle ma sul bacino e che quindi abbia una bella cinta da stringere sui fianchi. Non bisogna soffrire nel portarlo per decine di chilometri, deve essere il nostro alleato, è possibile ci voglia un po’ di tempo prima che si trovi l’assetto giusto ma una volta trovato capiterà che ci sentiremo nudi senza.

Il tuo zaino diventerà la tua casa e per ottenere un perfetto ordine mentale a me è venuto comodo usare la fantasia e dividerlo in piani e camere, proprio come fosse un edificio. È fondamentale sapere dove si trovi sempre tutto per evitare di perdere tempo a cercare. Non ci sono tramonti che aspettano che tu abbia trovato la memory card sepolta tra i calzini…

Vi elenco cosa c’era nella mia casa da traino come un esempio dal quale poter prendere spunto.

Nel seminterrato di Cassiopea (Ho soprannominato il mio zaino come la tartaruga di Momo perché anche le tartarughe si portano le case sulle spalle e in qualche modo essendo lenti ci si riprende il tempo che i signori grigi cercano di portarci via…) c’è la “camera da letto” dove tengo:

  • sacco a pelo
  • materassino gonfiabile, in caso non trovi un letto dove dormire.

Durante Walkaboutitalia non ero provvista di tenda per una semplice ragione: La mia non era una semplice camminata ma aveva lo scopo di essere uno studio antropologico, un’esperimento sociale, una forma di “performance art” e per questo ho dovuto immergermi completamente nella casualità degli incontri e stare sette mesi in apnea tra la natura umana. Adoro stare da sola e la tenda sarebbe stata una tentazione troppo grande.

In ogni caso ormai esistono tende semplicissime da montare ed estremamente leggere quindi considerate che tipo di viaggio e di esperienza state cercando e decidete in base alle risposte che vi siete dati.

Torniamo a Cassiopea, al piano di sopra c’è il guardaroba con dentro:

  1. Due paia di pantaloni (leggins e pantaloni tecnici con zip che si fanno lunghi o corti a seconda del clima)
  2. Due magliette
  3. Canottiera
  4. Pile
  5. Gilet tecnico antivento
  6. K way
  7. Tre paia di scarpe (scarpe da trekking non impermeabili -ho delle Salewa e mi ci trovo bene-, scarpe “da riposo” -le mie famose “Go Walk“, dei guanti per i piedi -l’unico problema è che effettivamente hanno una chilometraggio di circa 800 chilometri e poi si buca. Un paio di Birkenstock, meraviglia delle meraviglie. comodissime e se indossate con le calze fungono anche da metodo anticoncezionale garantito.
  8. Una tuta da viaggio (ideata da quel geniaccio di mia zia apposta per noi viaggiatrici www.lakrafashion.com) che posso utilizzare sia come pigiama che come abito da sera. 

Nel scegliere cosa portarsi bisogna essere cinici e severi. Se nella prima di settimana di viaggio ci rendiamo conto che alcune cose non le stiamo utilizzando è necessario mettere da parte i sentimenti e lasciarle indietro. (C’è sempre l’opzione di spedirle a casa se ci teniamo davvero) I libri sono degli ottimi compagni di viaggio, ma pesano troppo, prendiamo un Kindle. Ci piace essere carine/i ogni tanto? Portati quel capo (UNO) versatile che puoi usare in diverse occasioni, lava tutto giorno dopo giorno e piega tutto arrotolando, la roba si stropiccia di meno e occupa meno spazio. Considera le condizioni atmosferiche. Walkaboutitalia è stata una camminata di 7 mesi, prevalentemente d’estate e non ho avuto bisogno di indumenti particolarmente pesanti ma garantisco che soffrire il freddo per strada può rovinare un viaggio.

Nella mia tasca laterale c’è “il cassetto” intimo:

– tre paia di mutande (che lavo giornalmente e appendo nella zona “lavanderia” in cima allo zaino)

-Tre paia di calze tecniche

-Due reggiseni sportivi

Invece nel mio “ufficio”ci sono:

  • Sogni
  • Scatola dei sogni
  • Carta e penna per scriverli
  • Taccuino che uso come credenziali del pellegrino, diario di bordo e dove tengo qualche ritaglio di giornale che parla del mio viaggio
  • Cavo per trasferire le foto sull’ipad
  • Memory card con più di 100 giga
  • Accomulatore (Anker) per ricaricare l’ipad in caso si scarichi mentre cammino, ora ne fanno anche di solari che pare siano buoni. 
  • Caricabatterie

Nel “bagno” -che è la tasca davanti- tengo:

  • Neceissaire per lenti a contatto
  • Occhiali
  • occhiali da sole
  • 3 trucchi 3 (matita, mascara, ombretto, le occasioni di usarli non sono molte ma appunto per questo diventano speciali)
  • Dentifricio, spazzolino
  • Mini asciugamano in microfibra
  • Protezione Solare, e se si trovano foglie di aloe vera per strada, il loro gel è il miglior dopo sole che conosca.
  • ago e filo (in caso di vesciche sui piedi ho scoperto che il modo migliore per curarle è bucarle la vescica da un lato all’altro con l’ago e lasciare il filo dentro, in modo che il liquido possa fuoriuscire da entrambi i lati e che la pelle rimanga intatta a farci da protezione.

(Sapone, shampoo etc uso quelli che trovo nei bagni di chi mi ospita, anche se con un sapone di Marsiglia ci si lava per interi compreso i vestiti.)

  • Alka selzer (sempre utile a tirasi insieme dopo serate di festa)
  • Arnica in crema (in caso di contrazioni muscolari.)
  • Cerotti al balsamo di tigre, se mi facesse male la schiena (Sono affetta da malattia degenerativa del disco e negli ultimi anni ne ho sofferto molto ma da quando cammino o vado in bici mi è passato completamente. Probabilmente avendo sviluppato i muscoli addominali faccio meno perno sulla colonna vertebrale. In sette mesi ho dormito ogni notte su, letti, divani, prati, spiagge, scogli, pavimenti diversi e il mal di schiena è scomparso. Viene il dubbio che le pubblicità dei materassi con le quali si riempono i pomeriggi Mediaset siano tutte cagate… o no? Inoltre  da quando spendo le mie giornate per strada anche i dolori mestruali non sono più un problema, questo lo attribuisco alla produzione di endorfine che agiscono come antidolorifici naturali.)
  • Documenti. (paradossalmente anche la patente…)

Alla mano invece tengo:

  • Macchina fotografica ( Fujifilm x100, la raccomando sinceramente, piccola, pratica, non da nell’occhio. Ideale compagna di viaggio)
  • Telefono (durante walkaboutitalia avevo un Nokia sapiens, buono per telefonare, da utilizzare come pila e anche come apribottiglie)
  • Ipad (la mia connessione digitale con il mondo: musica, GPS, aggiornare il blog, caricare foto e trovare chi mi ospita. Abbiamo la possibilità di sfruttare la rete come fosse vento in poppa sarebbe sciocco non approfittarne. Ci sono viandanti contrari alla “digitalizzazione” del vagabondaggio, capisco il loro punto di vista ma fortunatamente sono libera di scegliere.)
  • Auricolari
  • Spray al peperoncino (mai usato, ormai è diventato il mio amuleto portafortuna e lo porto con me ovunque )
  • Coltellino (dallo sbucciare la frutta all’affettare il salame, al togliersi le spine dalle mani, indispensabile e sempre a portata di mano)

Come decidere dove andare?

Il mio consiglio spassionato è assolutamente a caso. Se non si hanno piani non si può sbagliare. Senza tabella di marcia non si può rimanere indietro. Se abbiamo tempo a disposizione trovo sia splendido abbandonarsi alle correnti del mondo. Parlate con più sconosciuti possibili, fatevi consigliare, sentitevi liberi di fare tutt’altro. Capita frequentemente che le zone sconsigliate ai “turisti” siano quelle più fertili di sogni, o di vivacità.  C’è un colore che t’ispira in un angolo, seguilo, spegni il cervello, fatti guidare dai piedi e dall’istinto. La strada sbagliata era quella di stare seduti sul divano, una volta scesi non esiste più.

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Come trovare i percorsi?

Google Maps impostato sui percorsi a piedi, mappe del CAI, mappe locali e i consigli di persone che camminano. Mai fidarsi invece degli automobilisti che solitamente ti consigliano strade fatte per loro.

Quanti chilometri al giorno?

Anche questo è molto soggettivo. Se si considera che in piano, senza correre si viaggia intorno ai 5 km orari e che ci fermeremo a mangiare, a fotografare, a chiacchierare, a rubare una mela da qualche albero e a cambiarci le scarpe (Si perché la ragione di averne tre paia nello zaino è proprio quella di non stressare troppo il piede e dargli tregua cambiando scarpa ogni tot. km -io cambio “gomme” solitamente ogni 20 km.) Consiglio di stare tra i 20 e i 40 chilometri al giorno al massimo. Ovvio, volendo, se ne possono fare anche 60 ma se si cammina per piacere mi sembra sensato godersi la strada.

E per l’acqua?

La mia tecnica è avere sempre con me una bella bottiglia di plastica, comoda e leggera. (Non tiene l’acqua in fresco ma pesa di meno ed è più capiente di una borraccia. La riempo la mattina dal rubinetti di chi mi ospita  e se la finisco la riempo alle fontane o, spiegando sorridente il mio progetto, la chiedo nei bar e magari ne approfitto per raccogliere qualche sogno.

Integratori? 

Io ne uso solo al luppolo, ricco in sali minerali, possibilmente artigianale, si chiama birra e si trova ovunque.

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Come si fa a viaggiare senza soldi o con un budget limitato?

Sono arrivata a Palermo con 10 euro in tasca (e niente carta di credito ovviamente). Ho camminato per sette mesi fino a quasi in Svizzera riuscendo a mangiare tutti i giorni trovando qualcuno che mi ospitasse nel 98% dei casi. Sono tornata sempre senza un euro ma con una valigia piena di sogni e una bellissima storia da raccontare. 

Questo per dire che viaggiare anche completamente senza soldi è possibile. Come? Dunque nel caso di Walkaboutitalia ho fatto così:

PER DORMIRE:

  • Creare un blog dove s’imposta l’idea di partenza e far girare la notizia anche solo alla stampa locale in modo che venga pubblicato qualche trafiletto che viene sempre comodo tenere in tasca quando si è in strada. Devo ammettere che durante Walkaboutitalia ho avuto la sfacciataggine di non negarmi niente. Ero a Siracusa e perché non avevo soldi potevo negarmi di visitare il teatro greco? No, col mio bel trafiletto di giornale spiego al bigliettaio che sto facendo sto progetto, che racconto tutto sul blog ( e che quindi in qualche modo gli farò pubblicità) e le porte si aprono, lo stesso è valso per l’attraversamento dello stretto di Messina, per vedere la mostra di Frida a Genova etc. In qualche rarissimo caso ho utilizzato questa tecnica per farmi ospitare in campeggi e strutture ricettive gratis. (Se si è in bassa stagione, a loro non costa niente, fanno una buona azione, ed eventualmente appunto si fanno pubblicità) In ogni caso preferisco trovare ospitalità in altro modo. Detto questo: Walkaboutitalia più che un viaggio è stato un progetto, quindi un caso particolare, se il tuo è un viaggio è solo per te e non lo vuoi condividere, salta questo passaggio e passa al prossimo.
  • Iscriversi a Couchsurfing e a Warmshowers. Si tratta di siti internet che si occupano di scambio di ospitalità gratuita. Warmshowers è decisamente migliore ma è specificamente dedicato ai cicloturisti, in ogni caso anche se si arrivasse a piedi non credo che ci si ritrovi ad aver le porte chiuse sul nasone. È migliore di CS nel senso che è moltopiù semplice da navigare, ci sono molti meno iscritti ma sono tutti attivi. È possibile localizzarli su una mappa(funzione fondamentale per chi si sposta a piedi o in bici) mentre su CS questa funzione è stata stupidamente disattivata. È anche meglio nel senso che per la mia esperienza gli utenti di Warmshowers sono solitamente viaggiatori loro stessi e quindi comprendono le esigenze di chi arriva stremato a bussargli alla porta. Ovvero una doccia, cena, quattro chiacchiere e letto. Couchsurfing, invece con gli anni è peggiorato molto, assumendo l’aspetto di un social media qualsiasi. L’età media degli utenti è in generale più bassa, tantissimi uomini/ragazzi ospitano solo donne, e magari solo donne che hanno una foto di profilo carina. Ci sono veri e propri cacciatori di couchsurfers che affibbiano una tacca sul muro per ogni surfer che riescono a portarsi a letto. Fortunatamente non sono tutti così e in molti ancora emanano lo spirito originale del progetto. Ma purtroppo c’è da tenere gli occhi aperti. Il bello di entrambi questi siti è che la fiducia di un “ospitante” si costruisce sulle referenze di chi è già stato suo ospite quindi se un uomo ha referenze solo femminili, si può pensare che ospiti non solo per il piacere di conoscere, ma anche per il piacere di marpionare.
  • Parlare con la gente che s’incontra per strada. Nella maggior parte dei posti dove decideremo di fermarcitroveremo persone in giro. (In questo caso è importante arrivare a destinazione ben prima del tramonto) Per esperienza personale vi consiglio di non chiedere mai, con gli occhioni lucidi e il viso contorto dalla disperazione : “Non so dove andare a dormire stasera, mi ospiti per favore?” NON FUNZIONA! Innanzitutto perché in questo modo non si ha la possibilità di scegliere, nel senso che, sì, stiamo  “cacciando” un letto ma piuttosto che finire a casa di qualche energumeno ambiguo è comunque meglio dormire per strada. Se ci esponiamo con le difese abbassate in questo modo ci stiamo mostrando deboli senza sapere chi abbiamo di fronte. Nella maggior parte dei casi verremo rifiutati e se venissimo accettati correremmo comunque un rischio inutile. Dunque l’approccio ideale all’uomo della strada, (come direbbe Elio) e passeggiare vicino a gruppi d’individui che istintivamente ci piacciono, (Per noi donne se c’è qualche ragazza ancora meglio) e attaccare bottone parlando di qualsiasi cosa, chiedendo un’informazione, scroccando una sigaretta, parlando del tempo, insomma un modo qualsiasi per rompere il ghiaccio. Solitamente la reazione dei nostri nuovi interlocutori è quella di curiosità. Siamo forestieri, con un grande zaino, chissà da dove veniamo e dove stiamo andando? Le domande successive saranno proprio queste. A un certo punto della conversazione mentre ci ascolteranno affascinati, qualcuno chiederà, e stasera dove dormi? Con nonchalance e un mezzo sorriso si risponde che ancora non se ne ha idea e presto se si ha colto il gruppo giusto dovrebbe piovere un’invito. Se non lo è non importa, salutare e andare avanti, è probabile che la tua voglia di stare con loro sia proporzionale a quella che loro abbiano di stare con te.
  • Accennare a chi ci sta già ospitando che il giorno dopo saremo poco più avanti, magari hanno parenti o amici che abitano in altri paesi sul nostro cammino e ci potranno mettere in contatto. Con il solo passaparola praticamente mi sono fatta tutta la Calabria come ospite d’onore, chi ti ospita il giorno successivo non vuole mai sfigurare davanti ai precedenti benefattori e c’è il rischio reale di venire accolti con buffet stile matrimonio.

GODITI LA MIA COLLEZIONE DI LETTI 

enjoy your wild side!

PER MANGIARE:

  • Normalmente chi ci ospita ci offrirà da mangiare in abbondanza, se ci sono avanzi dalla cena che si pensa possano finire nella spazzatura si chiede gentilmente se ce li possiamo portare via.
  • Personalmente non ne ho mai avuto la necessità ma anche andare da un panettiere prima che chiuda, in un bar o un ristorante e chiedere gli avanzi è una tecnica che mi è stato detto funzioni.
  • Raccogliere la frutta che troviamo per strada. In Italia soprattutto siamo davvero fortunati, Io sono partita a Marzo dalla Sicilia con le nespole, in Calabria le more del gelso, in Puglia c’erano i primi fichi, in Toscana noci. La natura che ci circonda sarà il nostro supermercato. Se abbiamo con noi un piccolo fornelletto da viaggio possiamo anche dilettarci a cucinare. Aglio, cipollotti selvatici, ortiche, pale del fico d’india, funghi e tantissimo di quello che ci sta intorno è buono e commestibile. Ovviamente consiglio di raccogliere solo quello che si conosce.  Se non si conosce molto (io prima di partire non sapevo riconoscere l’origano dal rosmarino) non c’è problema la cultura erboristica ce la possiamo fare chiedendo alla gente del posto e leggendo.
  • Se qualcuno t’invita a bere un caffè, digli di averlo già preso e ordina un crodino, se sei nel bar giusti ti porteranno anche qualche stuzzichino.
  • Se due soldi ce li hai evita i ristoranti e fatti piccole spese (non vorrai portarti dietro troppa roba) al supermercato o in panetteria.

Insomma in Italia anche volendo credo sia impossibile morire di fame.

Ma non è da scrocconi farsi ospitare qui a là?

La gente che ci ospita non è obbligata a farlo, e presumo che se lo faccia sia felice di questa scelta. Secondariamente la maggior parte delle volte che troviamo “ospitanti”, quantomeno nelle regioni occidentali, o con simile mentalità, (nei paesi poveri, il rapporto internet/ ospitalità è inversamente proporzionale, ovvero poco couchsurfing ma più contatto umano e la gente per strada t’invita sistematicamente a casa, a bere, a mangiare, o a dormire senza farsi le paranoie che ci facciamo noi. Sono curiosi di conoscere chi viene da fuori, invece che impauriti e meno influenzati dalle storie di terrore coltivate dai nostri media.) li troviamo sulla rete -CS o Warmshower. Tra ospite e “host” c’è un patto silenzioso nel quale i soldi non hanno alcun valore. L’ospitante è un viaggiatore che lo fa attraverso gli occhi di chi gli passa in salotto. Ho avuto la fortuna di conoscere Alessandro Bordini,  un ragazzo non vedente che ha fatto il giro del mondo. Per lui viaggiare non è vedere i posti, ma conoscere le popolazioni. Ospitando si fa esattamente la stessa cosa. Ci si ascolta e la tua cena e il tuo letto li pagherai con i racconti, la filosofia, l’anima, la fiducia e il sorriso che ti porto dietro.