Dato che ormai sono nella giungla da oltre un mese sempre vedendola a pochi metri di distanza questa è la mia ultima occasione per addentrarmici prima di risalire le Ande e non voglio lasciarmela scappare.

Chiamo Jaime, il mio amico di La Paz, per chiedergli un parere ed anche lui conferma la validità della mia idea e mi consiglia di prendere un tour organizzato, anche se sono costosissimi, ne vale la pena, dice. “La zona del parco nazionale Madidi è una con la più alta biodiversità al mondo e non si può visitare da soli!” 

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Le agenzie che vendono i pacchetti giungla o pampas sono tantissime e Rurrenabaque è il posto più turistico che vedo dalla mesi. Molti ristoranti servono cibo per gringos, anche se in questa stagione ce ne sono in giro pochi,  e i prezzi s’impennano. Li evito come la peste, il mio stomaco è a prova di Laos e trovo il cibo locale davvero ottimo! Sono maestri nel cucinare pollo, anche qui la verdura non è quasi mai nel menù, ma posso sempre cucinare con la mia cucina ambulante e non è difficile adattarsi.

Tante agenzie mi sembrano molto improvvisate ed effettivamente i prezzi non sono per niente economici, il più basso è di 1200 bolivianos (180 euro), fino al doppio per 3 giorni e due notti.

Madidi Travel è quella che si presenta meglio, è gestita da Rosa Maria Ruiz, un attivista piuttosto famosa in Bolivia, che ha lottato con successo per la creazione del parco nazionale e sembra investire interamente il guadagno nel preservarlo, portarci gli animali in pericolo e istruire le comunità indigene locali sulla conservazione.  Costa 1700 bolivanos, ma con la storia che sono scrittrice riesco a pagarne solo 1500.

Prenoto! Si parte domani mattina alle 11 in barca per risalire il Rio beni fino alla riserva. Stasera invece a Rurrenabaque c’è una festa di paese, ci sono donne vestite con i loro costumi tradizionali gonne lunghe e larghe, cappelli a bombetta e scialli e girano su se stesse ma molto lentamente e gli uomini fanno lo stesso. Sono i ballerini più scazzati che abbia mai visto ma questo rende il tutto ancora più interessante perché rispetta probabilmente l’attitudine generalmente molto rilassata del paese.

Non ho ben capito che cosa si celebrasse, qualcosa che ha a che fare con la celebrazione delle culture eterogenee e la nuova costituzione messa in atto da Evo Morales. Forse per questo erano scazzati. Se nel resto della Bolivia che ho visto finora sui muri c’era sempre scritto “Si”, riferendosi a Evo, qui vedo scritto “No” e chiedendo alla gente del posto non sento più dire del gran bene, tutt’altro. Dicono che durante il suo governo 70% della foresta è sparita, vuole costruire strade e dighe a scapito della natura e delle popolazioni che la abitano. Sicuramente nel prossimo futuro riuscirò a raccogliere materiale interessante sulla situazione politica boliviana. 

Ma ora è arrivato il momento di partire per questa nuova avventura, ed andare a esplorare la giungla in prima persona. Dopo tre ore risalendo il fiume e mezz’ora di camminata tra alberi e zanzare arriviamo finalmente a “casa grande”. Una casa dalla struttura di legno senza pareti ma solo con “mosquito nets” ai lati. C’è un bel laghetto davanti. Una scimmia ragno cerca di entrare insieme a noi ma ci viene raccomandato di lasciarla fuori e di non avvicinarci troppo perché la stronza è aggressiva, morde e succhia sangue.

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Prima che ce lo dicessero sembrava cosí carina e innocente, ma improvvisamente come se avesse capito l’avvertimento inizia a fare una danza strana con la bocca aperta tutt’altro che amichevole.  Presto veniamo accompagnati alle nostre stanze, anche loro fatte esattamente con la struttura principale. È come essere in uno zoo al contrario, dove gli animali in gabbia siamo noi e fuori libere saltano piccole scimmiette gialle, scimmie cappuccine e una specie di procione amazzonico, e tutto questo lo posso ammirare mentre sono comodamente sdraiata a letto.

Nella notte la situazione diventa ancora più interessante, non c’è elettricità, solo candele e dopo il soffio della buonanotte sono immersa nell’oscurità più rumorosa che abbia mai ascoltato. Sento qualcosa di grosso respirare affannosamente alle mie spalle, potrebbe essere il giaguaro, che settimana scorsa ha fatto fuori il pappagallo che viveva intorno a casa grande, oppure un innocuo tapiro, ma se accendessi la mia pila per vederlo e fosse davvero un giaguaro me la farei addosso, quindi mi auto-convinco che è un tapiro e dopo un po’ il frusciare delle foglie, il rumore dei grilli, cicale, uccelli e delle scimmie sembra assimilare anche il respiro  in un turbinio trascendentale di vita, sì perché la giungla si anima dopo il tramonto si sveglia, mentre io riesco finalmente ad addormentarmi. 

Ne sono vittima anch’io ma riconosco non abbia senso. Quella voglia irrefrenabile di vedere un giaguaro, un puma, un leopardo, una tigre, insomma qualsiasi tipo di grosso felino che ti farebbe fuori con una zampata, nel suo habitat naturale, nonostante nel momento in cui ce lo trovassimo davanti davvero, soprattutto se soli e disarmati non sapremmo davvero che caspita fare. Ci pensavo proprio stanotte mentre camminavo gli 800 metri da casa grande alla abitazione, nel buio, sola, con la torcia.  E più ci pensavo più allungavo il passo.

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Durante le attività proposte dall’organizzazione Roberto è la nostra guida.  In teoria dovrebbe parlare inglese ma in realtà non capisce molto e parla spanglish con 5 parole di spagnolo e due d’inglese in ogni frase, io non lo capisco proprio quando ci prova e gli parlo direttamente in spagnolo, ma la coppia di australiani con noi, poverini, non capiscono una mazza e spesso gli devo fare da traduttrice.

Saliamo su una canoa e andiamo a farci un bel giro nel laghetto. Ci son diverse specie di uccelli, tra cui lo splendido Macaw rosso e blu, in lontananza sentiamo il rumore di quello che a tutti sembra il rumore di un jet ma che invece è il richiamo di una particolare scimmia rossa che urla in questo modo strano quando sta per cambiare il tempo. Mai sentito nulla del genere.

Roberto si ferma in un punto, infilza la pagaia sul fondo e ci passa dei fili e dei pezzi di carne per pescare. Stiamo pescando piraña e non ci mettono molto ad abboccare, nonostante le mie scarse doti da pescatrice, (la prima volta che andai a pescare pescai un’anatra per sbaglio…) qualche caimano gironzola su e giù e  le anaconde in questo periodo apparentemente sono in una specie di letargo.

Faccio notare che le anaconde arrivano fino a 10 metri di lunghezza. Così giusto per dire.

Roberto racconta che un ragazzo inglese una volta si è fatto da una sponda all’altra a nuoto. Gli indigeni effettivamente li ho visti farsi il bagno un po’ ovunque, probabilmente non c’è davvero nessun grande rischio però diciamo che per quanto sia un’amante dell’avventura per una volta son ben felice di rimanere con le chiappe asciutte.

Col secchiello pieno di piraña e qualche pesce gatto torniamo a casa grande. L’australiano urla e si scosta da una sagoma nera nella penombra, si tratta di un tapiro di almeno 200 chili che con sguardo simpatico e amichevole si spaventa quanto lui a vederlo tanto spaventato. Ceniamo (i piraña li hanno fatti tipo al cartoccio avvolti in una foglia di una pianta di cui non ricordo il nome) e riusciamo in canoa, dotati di torce per cercare i caimani neri che subito si fanno vedere, il lago è piuttosto piccolo e ce ne sono a centinaia, finché sono piccoli e sparsi ci avviciniamo fino a un paio di metri ma poi gli occhi si fanno sempre più fitti e grandi e per quanto emozionante l’adrenalina sale fino a trasformarsi in terrore uno di tre metri ci passa a un paio di spanne dal fronte della nostra piccola canoa a remi e decidiamo sia arrivato il momento di tornare alla base.

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Torno alla capanna senza muri e la notte è fatta di nuovo di animali che fischiano sbattono le ali, respirano, fuggono, giocano, cantano, amano, mangiano forse mi spiano, forse mi vorrebbero sgranocchiare.

L’ultima mattinata, dato che piove sono tentata di passarla a scrivere ma quando l’altra coppia è pronta in poncho e stivali per andare con Roberto a cercare anaconde non riesco a tirarmi indietro e partiamo per quest’ultima missione. Costeggiamo il lago con dei bastoni appena tagliati dal machete di Roberto e li usiamo per perlustrare la zona. L’erba è altissima ma Roberto è certo ce ne siano almeno due in giro, di cui una adulta.  Di nuovo mi chiedo quanto sia furbo andare a cercare di scovare anaconde e di rompergli le balle mentre con la pancia piena dormono fino alla fine della stagione delle piogge. Ma penso che se gli altri tornassero vivi dicendomi che l’hanno vista ne sarei tremendamente gelosa e quindi, ripeto STUPIDAMENTE mi unisco al gruppo. Dopo un paio d’ore di camminata nel fango sotto alla pioggia, avendo fatto scappare tutti i caimani dall’altro lato del lago ed avendo visto solo zanzare decidiamo di rientrare. E forse da un lato di non aver visto ne anaconde ne giaguari sono contenta, anche se solo per questo credo varrà la pena ritornarci prima o poi…

Hai la scimmia del viaggio?

Ottimo! a presto amico!