Oramai il mio visto boliviano sta per scadere, e dei 90 giorni che avevo due terzi li ho spesi qui a La Paz. La ragione principale è che qui vive Jaime, il mio migliore amico, non lo vedevo da anni ed è valsa la pena attraversare un oceano in barca a vela anche solo per poterlo riabbracciare!  La seconda è che Jaime e la sua famiglia 10 anni fa all’incirca hanno creato una fondazione che si chiama Hormigon Armado dedita ad aiutare i lustra scarpe, i ragazzi di strada e la popolazione più vulnerabile della capitale boliviana e ho voluto essergli in qualche modo d’aiuto. La terza è che, anche se La Paz non possa essere definita classicamente “bella”, con i suoi edifici di mattoni rossi accatastati gli uni sopra agli altri come fossero lego è, secondo me, senza dubbio una delle città più affascinanti al mondo!

Innanzitutto non avevo mai visto una metropoli arrampicarsi su una vallata solcata da un fiume che scorre a 3600 metri d’altezza e non avevo mai visto nemmeno una periferia grezza come El Alto abbracciare la vallata dai sui 4200 offrendo un panorama 360 gradi sugli 800.000 abitanti del centro. Tutta questa quotidianità è costantemente ammirata dallo sguardo imperturbabile del picco innevato dell’Illimani.(6438 mt.) Secondariamente La Paz è una città viva, in costante movimento, mutazione, rivoluzione ed è impossibile annoiarsi. Arrivare a La Paz via terra da qualsiasi lato la si voglia prendere è una scossa elettrica rispetto alla tranquilla campagna altiplanica, la foresta amazzonica o la rigogliosa Yungas. La Paz ti si inchina davanti poi ti prende ti ingoia, ti mastica e ti sputa fuori con violenza e sta a te decidere se ti ci vuoi ricatapultare in bocca o scappare a gambe levate. Non sono pochi i viaggiatori con cui ho parlato che mi hanno confessato di averla odiata, e sono altrettanti invece coloro che ci hanno lasciato il cuore. La Paz è come la liquirizia, o la ami o la odi, non esistono vie di mezzo.

Dunque se hai in programma di passarci prima o poi, dopo aver vissuto per due mesi nel quartiere di Sopocachi, in una fabbrica di biscotti a stretto contatto con la gente del posto mi sento in grado di poter condividere con te tutto quello che non dovresti assolutamente perdere quando arrivi:

  1. Spostarsi in teleferico. Considerata la morfologia della città ogni volta che salgo sul teleferico mi emoziono. Per me è come tornare bambina e salire

    Mi Teleferico, linea verde

    sulle giostre dei luna park. Uno spostamento in teleferico costa 3 bolivianos (€0,40) e ti offre la miglior vista della città. Giuro che ogni tanto la prendo giusto per prenderla, anche se non devo andare da nessuna parte. All’alba mi piace salire sulla linea gialla dal centro della città verso El Alto. Non c’è nessuno che va in quella direzione e sarai l’unico sulla cabina a godere della città ancora mezza addormentata avvolta tra le nuvole. Al ritorno invece sarai stretto tra gli altri passeggeri che invece scendono dalla periferia per andare a lavorare e mi piace osservare le cholite (donne vestite in maniera tradizionale, con gonne lunghe e molto ampie, scialli coloratissimi e cappelli a bombetta) mandare messaggi su whatsapp con i loro smartphone e le loro coperte piene di empanade sulle spalle. Tradizione e modernità che si sciolgono tra le mani ruvide di donne forti e fiere.  Le cabine in alcuni casi passano letteralmente a un paio di metri dai tetti delle case  e girano voci che per colpa del teleferico siano anche aumentati i furti dato che grazie alla vista aerea è piuttosto facile studiarsi il miglior modo per entrare. 

  2. Il Tour dei Lustras botas (lustrascarpe) Che si abbia molto o poco tempo da spendere in questa città raccomando di non perdere il Tour dei Lustras Botas organizzato da Hormigon Armado. Rischio di sembrare di parte dato che Hormigon è appunto l’organizzazione fondata dal mio amico, ma io il tour l’ho fatto e ne sono stata davvero felice perchè si finisce per vedere parti della città che altrimenti non avrei mai visto. I lustra scarpe di La Paz non se la passano per niente bene, dato che sono emarginati dal resto della società, tanti di loro non hanno una casa e nemmeno una famiglia e finiscono a sniffare colla appena cala il sole per alleviare il dolore che questo stile di

    Graffiti al cimitero di La Paz

    vita inevitabilmente gli procura.Invece moltissimi altri hanno figli da mantenere, relazioni, vanno a scuola e cercano di vivere una vita “normale” per quanto gli è possibile. Purtroppo però solo per il fatto di essere lustrascarpe sono spesso vittime di pregiudizi, bullismo e violenza, infatti per non essere riconosciuti lavorano tutti con il passamontagna. La missione principale di Hormigon è quella di dargli una possibilità di vivere con dignità e il tour è uno degli strumenti con cui intendono raggiungere quest’obbiettivo. Quando sarete a spasso con loro infatti noterete lo sguardo stupito dei locali nel vederli a stretto contatto con  dei “gringos”. La passeggiata dura circa un paio d’ore attraversando diversi mercati, il cimitero, e vari punti d’interesse. Un lustra scarpe fa da guida e racconta la sua città attraverso i suoi occhi. Un esperienza illuminante e a tratti commovente. Il tour costa 80 boliviano a persona -€11- il ricavato viene interamente intascato dal lustrascarpe che vi ha fatto da guida. È possibile prenotare via email contattando Maghi: magdalena.ch.6@gmail.com

     

  3. Cholita Wrestling Ogni giovedì ed ogni domenica in El Alto si svolge quest’incredibile evento in cui le robuste donne indigene vestite nei loro costumi tradizionali salgono sul ring e mettono in scena la pantomima del wrestling. Le loro ampie gonne a strati rendono lo spettacolo visualmente eccitante e il loro umorismo diverte a crepapelle. Vedrete queste distinte signore tirarsi le trecce a vicenda e scaraventarsi fuori dal ring coinvolgendo il pubblico in una lotta sì teatrale ma altrettanto atletica e professionale. Il giovedì lo spettacolo è prevalentemente per turisti e la domenica per gli autoctoni, ma sono sempre tutti benvenuti, il biglietto se comprato all’ingresso costa 20 BS -2,70 euro- oppure se si preferisce non addentrarsi in El Alto in modo indipendente, non essendo una zona molto raccomandabile, esiste il Cholita Wrestling tour (verrete prelevati e riportati nel vostro ostello e avrete una bibita e anche dei popcorn inclusi per 11 euro)
  4. La Costilla de Adàn La vita notturna paceña e molto varia e sicuramente un “bar hopping” in Calle Jaen con i suoi locali bohemien, le sua case coloniali coloratissime e le leggende dei fantasmi che la popolano vale la pena ma il locale che per me è una vera e propria attrazione che vale la pena visitare è questa piccola gemma nascosta nei meandri di Sopocachi a ridosso della cima dell’altipiano. Alla Costilla de Adan non si entra, si bussa, e dopo poco una pesante porta di legno si apre sopra un luogo che sembra essere uscito da una favola dei fratelli Grimm. Illuminate da luce soffusa troverete un’enorme e insensata collezione di oggetti, da culle antiche a confessionali, radio di ogni forma e dimensione, poster di pin-up si affacciano dagli anni 50 sopra al bar dove Roberto, il simpaticissimo proprietario dalla lunga barba, il cappello da elfo e un passato da drag queen produce un drink dopo l’altro. Il dj suona pezzi eclettici mai troppo asfissianti, l’atmosfera rilassata induce alla conversazione, ci si dimentica del mondo esterno e si perde la cognizione del tempo tanto che è difficile sia ancora buio quando ci si ritrova nuovamente a respirare l’aria frizzante delle mattine paceñe. Dicono che a un certo punto Roberto chiuda ma non ho mai avuto occasione di verificare questa leggenda di persona.
  5. Valle de las Animas e la Muela del Diablo. La valle delle anime è formata da migliaia di guglie simili a enormi canne da organo, queste sono frutto dell’erosione del canyon che circonda la città. È accessibile ai lati dei quartieri sud e si può passeggiare per ore tra i surreali pinnacoli estesi verso il cielo. La valle delle anime è un luogo magico, quasi ultraterreno dove è facile lasciarsi andare alle fantasie, e -riconosco sia strano detto da me- ma qui è davvero importante rimanere con i piedi per terra essendo un vero e proprio labirinto in cui è facile perdersi. Non troppo lontano dalla vallata c’è il famoso “molare del diavolo” dove, dopo un breve camminata per raggiungere la vetta si può ammirare un favoloso panorama della città.

    i pinnacoli della valle delle anime

     

  6. 7, 8, 9 e 10  Un tatuaggio da Gunn-art Studio, ovviamente solo se siete amanti dell’inchiostro su pelle. In questo caso non ho alcun dubbio nell’identificare Gunnar Quispe come il miglior tatuatore che abbia mai conosciuto. Il giovane ragazzo dall’aria umile e simpatica è infatti sempre in viaggio a graziare con la sua presenza le tattoo convention di tutto il mondo. Un pranzo a Namaste, un ottimo ristorante vegetariano che sembra sia stato realizzato da Gaudì in persona con le sue volte ed archi coloratissimi, oppure (SOLO IL GIOVEDÌ) a Las casas de los ningunos, una specie di comune dove i soldi non hanno valore. Dopo essersi inerpicati sulla tediosa rampa di scale (che a 3600 mt. provocano inevitabilmente il fiatone) si giunge in uno splendido giardino, e se il tempo lo permette è possibile mangiare all’aperto, altrimenti si entra in un originale costruzione dove, con prodotti rigorosamente organici e a km 0, ogni giovedì uno chef diverso prepara un menú vegano, invita i partecipanti ad ascoltare la preparazione del pasto, e a gustarlo per il prezzo di costo (20 bs a persona 2, 70 euro) e poi… a lavare i piatti! Un caffè poi andrebbe preso allo spazio di Mujeres Creando, uno splendido edificio rosa, proprietà di una collettiva anarco-femminista che dal ’92 si occupa di fare opera di propaganda e azione diretta contro la violenza sulle donne e in difesa dei suoi diritti e quelli della comunità LGBT. Infine un giro per i musei paceñi vale la pena farlo. A me, essendo un amante dell’arte è piaciuto in particolare il Museo de Arte Contemporaneo, avendo pezzi interessanti ma soprattutto per l’edificio in stile liberty in cui si trova e sempre a Sopocachi consiglio un occhiata alla casa, ora trasformata in museo di Solón, un famoso pittore e muralista locale.