L’idea del progetto è rivoluzionaria. Tornare a fare trasporto di merci a vela, quindi a emissioni 0 ma diciamo che, per il momento, è tutto ancora letteralmente in alto mare. L’imbarcazione ha 96 anni ed è appena stata ristrutturata grazie all’aiuto di oltre 150 volontari provenienti da ogni angolo del pianeta. A dirlo ci si riempie la bocca ma in pratica si tratta di mantenere tantissimi sognatori a tempo indeterminato senza necessariamente le capacità tecniche necessarie, che vanno e vengono quando gli pare (proprio per questo ce ne sono stati 150!) che spesso sprecano materiali ed energia dovendo ripetere gli stessi lavori più volte fino a quando non l’azzeccano. Durante la traversata, che è durata ben 5 settimane, non avendo avuto vento per 14 giorni di fila, tutti i nodi sono infatti venuti al pettine.

A bordo avevamo sia pannelli solari che delle piccole turbine a vento per generare energia pulita ma i pannelli non funzionavano e il vento da solo non era nemmeno vagamente sufficiente a produrre la quantità di energia necessaria per mantenere un’imbarcazione del genere. Ben presto infatti abbiamo dovuto limitare i consumi al punto di tenere le luci sempre spente e non poter nemmeno caricare i computer per poter scrivere o guardare un film. Per compensare di tanto in tanto eravamo costretti ad accendere il generatore arrivando a far fuori ben 270 litri di diesel. Essendo quella del generatore l’ultima spiaggia siamo partiti senza nemmeno una cinghia di scorta, dunque il capitano dopo aver constatato che quella che avevamo stava per rompersi ha sfogato la sua delirante frustrazione obbligando l’equipaggio a scendere nel caldo soffocante della sala macchine a guardare futilmente la cinghia girare per ore quando in uso. Come se il solo nostro sguardo avesse avuto il potere di proteggerla.

Essendo l’Avontuur una nave mercantile la maggior parte dello spazio a bordo è destinato alle merci, per questo lo spazio dedito ai serbatoi d’acqua è limitato ed è quindi indispensabile poter produrre acqua potabile a bordo. Entro una settimana dalla partenza il desalinatore ha smesso di funzionare. Fortunatamente siamo riusciti ad aggiustarlo dovendo però pompare l’acqua a mano, sempre nella caldissima sala macchine a questo punto trasformatasi in palestra fisica e mentale.

L’Avontuur vuole essere un esempio, un modello per rilanciare un metodo di trasporto pulito ma in questo caso stiamo navigando con solo qualche barile di Gin nella stiva per riportarlo al punto di partenza (ebbene sì, l’Hannover Gin ha investito per acquistare spazio a bordo ma solo per farsi il giro e tornare alle origini, con puro scopo di marketing) e forse caricheremo del caffè in Honduras. Sarà necessario trovare diversi produttori che siano entusiasti di caricare le loro merci su imbarcazioni pulite, fare rete con i consumatori attenti, espandersi, creare una flotta intera e continuare a crescere se davvero si vuole cambiare qualcosa. Ma da qualche parte bisogna pure iniziare e anche se effettivamente questo è un viaggio a vuoto, giusto per iniziare il progetto e mettere a punto l’imbarcazione che infatti non si è dimostrata pronta per una traversata Atlantica.

Non erano infatti nemmeno pronte tutte le imbracature di sicurezza che abbiamo costruito in mare, nuovamente volontari che non si ricordavano bene come si facevano insegnavano a noi che non ne abbiamo mai fatte come farle e dubito che se sottoposte a un controllo serio lo possano passare. (Infatti l’Avontuur viaggia misteriosamente sotto alla bandiera di Vanuatu invece che sotto a una bandiera tedesca. Credo proprio perché non rispetti diverse normative europee). Col senno di poi infatti è stato molto meglio che il nostro viaggio sia stato tranquillo e che non siamo incappati in mal tempo per il quale probabilmente non saremmo stati pronti.

In ogni caso, per quanto mi riguarda la traversata è stata un’esperienza unica, tra noi “volontari” c’era uno splendido rapporto e si è creata un armonia perfetta. L’unico pessimo era il capitano, anche soprannominato Yorky, come una famosa marca di cioccolato che come slogan si vantava di essere “grezzo e sostanzioso” (thick and chuncky). Ciò nonostante ho imparato molte nozioni tecniche sulla navigazione e non avrei mai creduto che anche nel mezzo dell’Atlantico potesse esistere una calma del genere. Spesso mi sembrava di essere affacciata al mio caro lago Maggiore invece che di galleggiare a 4000 metri sopra al fondo dell’oceano. Abbiamo assistito a un intero ciclo lunare, ammirato le stelle scorrerci intorno nell’arco celeste e in quelle notti senza luna dove il mare liscio come l’olio rifletteva ogni astro e sotto all’acqua i plancton s’illuminavano al nostro passaggio  come passatempo ci divertivamo a lanciare secchiate di acqua di mare per fare esplodere tutti i plancton di luce come fossero fuochi d’artificio…

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Hai la scimmia del viaggio?

Ottimo! a presto amico!