L’unico piano è non avere piani

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L’IDEA

Nella mia –sfortunatamente non più tanto breve– vita ho imparato a non ascoltare mai 3 cose: La televisione, la televisione e la televisione. Per il resto sono tutta orecchi 24 ore su 24, ma c’è una voce che è particolarmente difficile da distinguere dal rumore di fondo. Quella della Strada. Ho avuto la fortuna di ascoltare il suo gentile sussurro solo due volte nella vita e dalle sue parole ho estrapolato due comandamenti di viaggio fondamentali:

  1. Vivi come se già vivessi nel mondo che sogni ed esso si adatterà al tuo comportamento. 
  2. Goditi il presente quindi: Non fare piani. In questo modo non puoi sbagliare e non ti stressi a cercare di rispettarli.

L’idea di questo viaggio è semplice: Vedere il Mondopossibilmente tutto– in bicicletta. Non ho alcuna restrizione temporale e idealmente mi piacerebbe passare almeno un anno in ogni continente, non solo per vedere i posti ma per conoscerli, cercare di capirli, magari viverci un po’, lavorare, partecipare a progetti di volontariato. Mi piacerebbe inoltre che il mio viaggio sia in armonia con l’anima del pianeta quindi per attraversare gli oceani vorrei trovare dei passaggi in barca a vela, evitando di inquinare, e stuprare il tempo, volando. Il problema è che in barca non ci sono mai salita, ma dicono che c’è sempre una prima volta…


IL VIAGGIO

Sono partita da Baveno il 15 maggio 2016 e ho pedalato fino a Dublino, dove sono rimasta per un paio di mesi ad imparare le basi della navigazione nella scuola di alcuni amici, in cambio di lavoro d’ufficio.  A Settembre ho ripreso a pedalare verso il sud dell’Inghilterra dove sono salita a bordo della Maybe. Un “Gaff rigged ketch” di 87 anni fatto in legno di Tek. La mia prima esperienza in mare è stata incredibile nonostante siamo partiti da Gosport col vento a forza 9 e abbia rigettato l’anima in mare diverse volte.

Arrivata ad Portimaõ, nel sud del Portogallo,  ho continuato a pedalare verso la Spagna e a Huelva ho preso un traghetto verso le Canarie da dove ho iniziato a cercare di barcastoppare un passaggio in barca a vela verso l’altra sponda dell’Atlantico. Nel giro di una settimana ero nuovamente a bordo, stavolta di un mercantile a vela: l’Avontuur. Uno schooner di quasi cent’anni che in quasi cinque settimane ci ha portato da Tenerife alla Martinica. Un’altra esperienza indimenticabile, soprattutto considerato che per oltre 10 giorni abbiamo avuto le vele sgonfie sopra a un oceano completamente immobile. Non avrei mai creduto che nel mezzo dell’Atlantico potesse regnare una tale calma. In alcune nottate era talmente piatto che tutta la volta celeste si rifletteva in mare come fosse uno specchio, il plancton s’illuminava al nostro passaggio e tra gli astri e i microorganismi sembrava di fluttuare in una galleria infinita di luce.

Sbarcata in Martinica a metà  Dicembre mi sono ben presto resa conto che, questa volta,  non avrei trovato un passaggio verso la terra ferma fino a dopo le feste e che l’isola era troppo cara per rimanerci un mese intero ad aspettare e quindi ho dovuto smontare Falkor e infilarlo sull’unico volo economico disponibile: direzione Guyana Francese.

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A questo punto essendomi diretta già tanto a Sud ho pensato che la prima tappa di questo lungo viaggio sarebbe potuta essere la Bolivia, dove vive uno dei miei migliori amici e così dato che tra  Cayenne e La Paz c’è l’Amazonia ho pedalato a Sud verso il Brasile e il rio delle Amazzoni per poterlo risalire in barca.

Le chiatte che risalgono il fiume sono variopinte sia letteralmente che nello spirito, ci si carica sopra di tutto, non essendoci strade, e si dorme in centinaia ammassati in una giungla colorata di amache. Ho fatto anche stop a Manaus, la città di Mister No, un agglomerato urbano di  due milioni e mezzo di abitanti in mezzo alla giungla, un luogo alquanto sorprendente!

La strada riprende da Porto Velho, dove il Rio Madeira non è più navigabile e sono potuta risalire in sella fino al confine boliviano di Guayaramirim. Ho attraversato in bici buona parte dell’Amazzonia Boliviana nella stagione delle piogge tra fango, zanzare, cadaveri di armadilli e addirittura baby caimani schiacciati al lato della strada. In questa parte del viaggio ho scoperto che l’Amazonia intera è un nido di formiche ricoperto di alberi e quindi ho dovuto sperimentare una nuova tecnica per non dormire sdraiata per terra ma appesa dove capitava.

Una volta arrivata a Rurrenabaque, prima di risalire le Ande, ho deciso di cogliere la mia ultima vera occasione di addentrarmi nella giungla per esplorarla come si deve dato che ormai erano settimane che la vedevo scorrermi accanto a un paio di metri di distanza.  Sono andata nella riserva naturale Serere a pescar piraña con gente del posto in un laghetto impestato di caimani neri. Li abbiamo fatti al cartoccio ed erano piuttosto buoni anche se un po’ pieni di spine. Ho visto anche un sacco di tipi diversi di scimmie e tapiri ma nessun giaguaro, nonostante sono certa di averlo sentito brontolare nella notte.

Ora, sono finalmente giunta a La Paz, da Jaime, il mio caro amico (di cui parlo anche in Mondonauta). Jaime è un fighissimo e gestisce da anni un progetto da lui creato: Hormigon Armado. In pratica l’Hormigon è un giornale scritto dai “lustras botas” (i lustra scarpe) e venduto dagli stessi per arrotondare quel poco che guadagnano e permettergli di mangiare tutti i giorni e migliorare le proprie condizioni di vita. Jaime raccoglie i fondi per la stampa, per la sede del giornale, e organizza workshop per educare i ragazzi e permettergli di vivere una vita più dignitosa. Si tratta di ragazzi dai 10 ai 20 anni, molti di loro non hanno una casa, non hanno una famiglia, si coprono il viso per lavorare, perché c’é tanto crudele pregiudizio nei loro confronti. Tanti di loro sniffano colla per non sentir la fame ed estraniarsi dalla tristezza della loro realtà. Ora, dopo aver far volontariato qui con loro, vivendo in una fabbrica di biscotti per un paio di mesi ho deciso che il modo migliore per aiutarli e raccogliere fondi dall’Europa e per questo ho deciso di lasciare qui la mia bici e riprenderla a settembre. Mentre m’imbarco verso casa ho il cuore appesantito per tutto quello che ho visto negli ultimi mesi ma la certezza di aver fatto la scelta giusta.

Questo è stato il viaggio finora,  conto di riuscire a riprendere a pedalare a Settembre da La Paz verso la Patagonia.  E poi? Poi suppongo dovrò trovare un passaggio per attraversare il Pacifico oppure risalire e se Trump farà entrare una zingara senza meta pedalare fino in Alaska e in qualche modo attraversare lo stretto di Bering. Ma tutto questo sarà scritto nel prossimo capitolo di questo viaggio, che va vissuto pagina per pagina, una pedalata alla volta.

Un bacio a tutti con i bambini di Hormogon Armato! Prossimamente vi spiego di cosa si tratta! #hormigonarmado #lapaz #bolivia #children #travelblog #travelblogger

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