La strada, oddio sono quasi emozionata, non ci posso credere che siamo di nuovo in sella! Inizia con lievi su e giù sopra a un bell’asfalto, quasi Svizzero. Le macchine, i pick up e i camion ci superano a duecento all’ora ma per fortuna ci sono ben due metri laterali che non so se siano stati costruiti intenzionalmente per lasciarci spazio ma che effettivamente sono una pista ciclabile a tutti gli effetti e che scopriremo continuerà fino al confine boliviano! Pedaliamo spensierati fino a quasi la meta che ci eravamo prefissati. È bello sentire di nuovo il vento sul viso e annusare quel profumo di libertà che solo il viaggio senza certezze ti può dare.

Esiste una città, si chiama Jaci Paranà a 77 km di distanza da Porto Velho, ci siamo prefissati di fare tappa qui stanotte e credo che ci saranno hotel economici per dormire. Jonathan si preoccupa e inizia ad esternarlo. “

Sta diventando buio e se non troveremo niente in città che faremo? Forse meglio cercare qualcosa sulla strada.” La città sembra piuttosto grande e sono convinta troveremo da dormire ma lo assecondo, mi fermo e chiedo a un contadino se ci possiamo accampare sulla sua terra, dice che deve chiedere al proprietario, si allontana, chiede ad un uomo a cavallo e torna con una risposta negativa.

Su tutta la strada percorsa fino al confine ogni retro di cartello stradale è stato graffittato con la stessa scritta: “Morte au latifundo.” Forse le fazende brasiliane funzionano ancora in modo piuttosto medioevale sfruttando i braccianti e credo che questo scenario non sia altro che questo, il ricco uomo a cavallo che nega ospitalità al viandante e sfrutta il povero, ma chissà, questo potrebbe benissimo essere un mio film mentale. Quando avrò tempo per documentarmi meglio su questa storia, e sul Brasile in generale lo farò. Di questo paese, per qualche ragione, a me ancora sconosciuta, non sono mai stata innamorata e nemmeno sta volta è scattata la scintilla.  L’esperienza in amaca, sulla barca è stata meravigliosa e i brasiliani che ho incontrato sicuramente sono tutte brave persone, aperte e simpatiche. Con alcuni posti è amore a prima vista, con altri a seconda, altri mai. Il Brasile è enorme e ho bisogno di conoscerlo meglio, ci dovrò tornare, ma per ora la fiamma non prende.

Live the now #cycling #cyclinglife #cyclingphotos #cyclingshots

Live the now #cycling #cyclinglife #cyclingphotos #cyclingshots

Andiamo oltre, iniziamo a intravedere di nuovo il Rio Madeira sulla nostra destra e il tramonto che colora cielo e acqua di lillà. Pousada Flutante leggiamo scritto e appena in vista della catapecchia di legno colorata galleggiante con l’acquolina in bocca sogniamo una birra gelida sul fiume e un letto ma di nuovo un secco rifiuto: “fechado” -chiuso. Ok. Risaliamo la scivolosa salita fino all’asfalto e proseguiamo, mi verrebbe voglia di fermarmi: acqua a destra, dove scorre il fiume, e a sinistra per gli allagamenti di stagione. Il ponte arrugginito dell’antica ferrovia al lato della strada nuova e noi che galleggiamo sudati tra i colori del tramonto, liberi a cavallo delle nostre bici, ma non lo faccio.

 So che il mio compagno di viaggio è preoccupato e mi adatto al compromesso del viaggiare insieme, anche se non so quanti altri potrò accettarne. Forse è proprio come un mazzo di carte in cui se ne hanno solo un certo numero e poi finiscono e non so se alla fine si rimescola o la partita finisce, se uno vince l’altro perde o se si è nella stessa squadra e soprattutto non so se sono tagliata per il gioco di squadra. Da sola questo gioco del viaggio mi sembra di saperlo fare piuttosto bene, in due è tutto un altro gioco e ho paura di non saper giocare. Forse sarà il tempo a rispondermi o a insegnarmi. 

Iniziano a spuntare case e negozi ai lati della strada e come avevo previsto hotel. 50 Reais. Camera decente, addirittura con finestra, bagno spaziosissimo con tre saponi usati pieni di peli, televisione, che rimarrà spenta, zanzare e internet. Abbiamo le reti per proteggerci e ne montiamo una sopra al letto. La doccia fresca dopo una lunga giornata a pedalare sotto il sole è un momento impareggiabile, lava via sporcizia, sudore e malumore. Si esce freschi e puliti e si è pronti a ricominciare. Mi sparo un bel gelato di Açai (una specie di bacca purpurea tipica di queste parti dal sapore indescrivibile- qualcosa tra un lampone e una patata dolce-)  e sono pronta a crollare in branda.

77 km tolti dai 325, ci aspetta ancora tanta strada e poi altra ancora e ho perso i miei pantaloni imbottiti in Martinica, ho davvero male al deretano, per essere fini. Domani Jonathan mi presterà i suoi e sei di nuovo felice di avere un compagno di viaggio con cui condividere una risata la sera e con il quale aiutarsi a vicenda.

La strada è una perfetta metafora dell’amore, o forse della vita… Se non ci fosse la salita non ci si godrebbe la discesa e se fosse tutto piatto il panorama non cambierebbe e alla fine ci si annoierebbe, ma sono troppo stanca per “filosofare” stasera e rischio di dire cazzate…