Dublino non è una città splendida, non ha nulla di incredibilmente bello, e nemmeno di particolarmente brutto, architettonicamente è normale, sicuramente non è tra le capitali più affascinanti che abbia mai visto. È certamente moderna, funzionale e ciclabilissima. Alle volte al calar del sole è illuminata da una luce color miele che la rende dolce e apocalittica allo stesso tempo ma la parola che secondo me la descrive meglio è “simpatica”. Dublino è divertentissima! Gli irlandesi sono divertentissimi! Che ti fermi a parlare con un bambino, un tossico, o un avvocato, dopo tre parole la terza è una battuta, garantito, e mai di quelle che non fanno ridere.

“È la tua ultima occasione” mi urla un tizio dopo avermi chiesto ripetutamente il numero di telefono senza successo mentre mi ammira salire in sella a Falkor col sorriso ma determinata a non condividere l’informazione. Ci ha provato, anche un po’ goffamente, ma la butta sullo scherzo e finisce per prendersi in giro da solo, facendomi, alla fine, quasi venire voglia di darglielo, il numero, solo per l’intelligentissima autoironia.

Anche a noi italiani, che ne abbiamo sempre da ridire su tutti, gli irlandesi sfuggono.

Non lo sapevo, ma i tifosi di calcio irlandesi, nonostante la loro squadra non brilli certo per le loro prestazioni agonistiche in campo, hanno stravinto gli europei di simpatia in Francia quest’anno. Sono stati visti cantare Allelujah alle suore facendole ballare in mezzo al treno, intonare canzoni d’amore alle poliziotte,  a chi in difficoltà, e prendere in giro il loro amico Tom che non è potuto venire con una bandiera apposta per lui. “Tom non è potuto venire perché ha una nuova fidanzata. (la foto di Tom 2 metri per 2) Non essere come Tom!” (poi un altra con la foto della fidanzata di Tom -una figa imperiale- sempre 2 metri per 2, con scritto: “Anch’io sarei stato a casa con lei”)

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 Nel 2010, in piena crisi economica, mentre l’Europa stanziava aiuti verso l’isola verde, i fans irlandesi si presentarono ai mondiali con un’altra bandiera epica: “Angela Merkel pensa che siamo al lavoro”.  Come direbbero loro, sono una popolazione “up for the craic“. Il “Craic”, è un concetto che, nei miei lunghi viaggi, ho trovato solo qui. Significa divertirsi in maniera esponenziale e passare tempo con gli irlandesi è davvero un “great craic”!

Pedalare in Irlanda invece non è un grande “craic”.

 Falkor è rimasto parcheggiato sulla mia “imbarcabitazione” a prender polvere per troppi giorni consecutivi mentre io prendevo dimestichezza con nuovo elemento:l’acqua. Ha le route un po’ a terra ma niente che una pompatina d’aria fresca non possa risolvere.

In strada, all’inizio è di nuovo fatica, l’allenamento si perde tanto facilmente quanto si riacquista, mi sento arrugginita, e ri-appanzata tra le colazioni fritte e le pinte di Guinness che scorrono a fiumi tra la musica e i sorrisi della capitale. Fortunatamente fa scuro tardi e stando molte ore in sella riesco a coprire delle buone distanze comunque.

È meraviglioso poter uscire da una capitale moderna pedalando su sentieri al lato dei canali che si susseguono uno dopo l’altro. Tanto sterrato e tanta erba bagnata ma niente macchine e l’armonioso passaggio da città a campagna senza passare dalle solite orribili periferie. Da Dublino in un paio di giorni raggiungo la costa ovest e mi lancio alla scoperta dei county di Clare, Galway, Leitrim e Sligo e dei loro paesaggi mozzafiato.

Gli irlandesi nonostante si stiano impegnando molto nel rendere il loro paese ciclabile non sono un popolo di ciclisti, e non li biasimo. Se l’energia del giramento di chitarrini che ti viene a pedalare controvento fosse convertibile in elettricità basterebbero 3 ciclisti per soddisfare il fabbisogno energetico dell’intera nazione.  Nei 1300 km che mi sono fatta dal Piemonte a Dublino, a parte la traversata delle Alpi, la giornata più dura è stata quella tra Rosslare e Red Chapel. Una novantina di chilometri punteggiati da baracchini che vendono fragole tanto care quanto buone -Davvero! E chi se l’aspettava che le fragole irlandesi fossero tra le migliori in circolazione!?!?- 600 metri di dislivello, ma soprattutto TUTTI CONTROVENTO. Ho perso il conto delle volte che mi è venuta voglia di mandare a quel paese il mio fortuna drago e prendere l’autobus. Controvento la discesa non è poi molto diversa dalla salita, e se arrivano zaffate laterali, con tutte le borse Falkor si ritrova davvero a dimenarsi contro al nulla!

“Un’avventura non è mai un avventura mentre ti succede. Un’avventura è semplicemente disagio fisico ed emotivo ricordato in tranquillità.” Tim Cahill

Alla fine non molli, perché semplicemente non puoi, e dopo una doccia calda mentre racconti a chi ti ospita della giornata infernale che è appena volta al termine, ascolti le tue parole con enorme soddisfazione e già non vedi l’ora di essere di nuovo in sella a vivere nuove avventure. È come un ubriacatura violenta. La mattina la maledici ripromettendoti di non farlo mai più e al secondo Bloody Mary sei già lì a parlare con tutti e a ordinarne un terzo.

Ovviamente se per caso il vento fosse a tuo favore sarebbe uno spasso, ma credo che Eolo abbia ciulato la moglie di tutti i produttori di biciclette mondiali e per vendetta noi ciclisti siamo costretti ad andarci contro.

Se si è davvero fortunati ad incappare in una bella giornata, allora ci si bagna e basta. Se piove ci si bagna dall’alto (gli irlandesi “per un po’ di craic” si sono divertiti a suddividere la pioggia in ben 11 categorie) Se non piove, solitamente è un “soft day” -come lo chiamano loro- ovvero l’aria è bagnata e ci si bagna lo stesso.

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Raccogliendo cozze per cena, vicino a Sligo

Ho sentito turisti chiedere chiedere al capitano di una barca, “Ma qui non arriva l’estate?” e lui rispondere in tutta serietà: “Certo, è stata qui mercoledì scorso”.  Per chi fosse arrivato quel mercoledì e non avesse camminato sull’asfalto, si sarebbe bagnato le scarpe comunque. I prati non fanno mai in tempo ad asciugarsi, sarà per quello che l’Irlanda è famosa per i suoi prati verdissimi! Sono davvero come li raccontano nelle canzoni! L’Irlanda è talmente umida infatti che quando capita di poter stendere i panni all’aperto le donne eccitate esclamano: “It’s good drying today!” “Oggi sì che asciugano bene!”.

Tutto questo non fa altro che rendermi gli irlandesi ancora più simpatici. È ormai un dato comprovato che le condizioni climatiche influenzino l’umore, eppure nonostante il tempaccio questi meravigliosi esseri bianchissimi e lentigginosi son sempre pronti a farsi quattro risate e soprattutto non si fermano davanti a niente. Ho speso l’intero inverno sull’Isola di Ustica a scrivere Mondonauta e nonostante, per me fosse l’isola di tranquillità che cercassi,  ha un grandissimo difetto: i collegamenti. Se c’è il mare appena un po’ mosso i traghetti non partono, anche per 10 giorni di fila, lasciando bloccati insegnanti a Palermo e scuole chiuse di conseguenza, turisti bloccati sull’isola senza poter tornare a casa, negozi vuoti per esaurimento scorte etc. etc.  Ripercuotendosi pesantemente sulla voglia di andarci/tornarci. 

Un paio di settimane fa io e Falkor siamo andati sulle Isole Aran, e vi giuro che c’erano i marinai che a ritmo delle onde lanciavano la gente sul traghetto per quanto fosse instabile. Durante il viaggio non in pochi hanno sofferto il mal di mare, chi in bagno e anche chi in bagno non ci è arrivato… Eppure il traghetto va e viene TUTTI i giorni. Arriviamo e improvvisamente la giornata si trasforma in  quel famoso mercoledì d’estate di cui parlava il capitano. Spiagge bianche e acqua cristallina, sembra di stare ai Caraibi, si sta bene anche in costume da bagno, non sia mai… Bagno? Davvero?  Testo la temperatura con l’alluce e mi sembra di averlo immerso in azoto liquido eppure questi esseri bianchi più del latte ci stanno già sguazzando dentro come foche. Belli tranquilli si mettono le mute e vanno a surfare anche d’inverno, perché sì in Irlanda le onde non mancano e si surfa alla grande!

Sicuramente L’Irlanda non sarà un paese perfetto, c’è il problema del razzismo piuttosto diffuso e socialmente accettato verso i “travelers” -zingari irlandesi-, un livello di alcolismo ai massimi storici e tra i più alti d’Europa, un alto numero di senzatetto, una produzione esagerata di metano considerata la quantità di mucche scoreggione e sicuramente più vivrò tra i suoi confini più ne scoprirò i difetti, ma per ora ho ancora le fette di salsiccia annaffiata di Guinness sugli occhi e preferisco farmi travolgere dal drammatico romanticismo dei suo paesaggi e dai suoi affascinanti abitanti.

spiaggia di Inishmore, isole Aran

spiaggia di Inishmore, isole Aran

INISHMORE: è la più grande tra le isole ARAN. Appena si scende dal traghetto, se non ci si è portati la propria bici, le affittano per 10€ ed è sicuramente il miglior modo per girare l’isola, soprattutto se si ha la fortuna di essere arrivati in quel famoso mercoledì d’estate! Consiglio di fermarsi a dormire almeno una notte, la maggior parte dei turisti ci stanno mezza giornata quindi dopo il tramonto, quando si è svuotata, ce la si gode al meglio. Ci sono un sacco di posti dove poter piantar la tenda e volendo esiste anche una specie di campeggio, dove fanno pagare 5 euro a testa per accamparsi. Offre un bagno comune (sporco e senza doccia). Io ci ho speso una notte perché ho conosciuto gente sul traghetto che mi ha invitata piantar la tenda vicino alla loro ma lo sconsiglio vivamente dato che il campo è pieno di zecche e sono ancora qui a levarmele dopo una settimana. La parte più a Est dell’isola ha invece molti terreni non recintati, davanti a piccole lagune che sono molto meglio per passar la notte. Consiglio inoltre di andare ad ammirare il tramonto dove c’è la colonia di foche. A parte poter contemplare i singolari animali salutare il sole, ci sono addirittura le sedie per i turisti che passano di giorno, ma ormai a quell’ora non vi troverete nessuno e potrete approfittare per averle tutte per voi. Esiste uno Spar sull’isola, dove si può fare scorta di aperitivi. Calcolate che il tramonto in Irlanda d’estate dura fino a mezzanotte, quindi quando comprate gli aperitivi pensate in grande che dopo le 6.00 p.m. i negozi chiudono. In alternativa ci sono comunque un paio di pub aperti fino a mezzanotte. Ovviamente da non perdere Dún Aonghasa e la scogliera da capogiro che lo spezza in mare. 

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