Quando scrivi libri su una vita ancora in corso è difficile mettere la parola fine. Effettivamente quando ho pubblicato Mondonauta mi era sembrato incompleto, ma non avrei mai potuto immaginarmi cosa sarebbe successo. Ecco qua la vera fine di quel viaggio e l’inizio del prossimo….

 

È difficile, se non impossibile conoscersi veramente, è molto più facile che uno sconosciuto c’incontri e si faccia un’idea di noi più veritiera di quella che noi stessi abbiamo costruito su di noi in una vita intera. Poi certamente nemmeno saremo la stessa persona per tutta la vita, le esperienze ci formano, cambiano, migliorano o peggiorano in base alla loro natura e alla nostre reazioni e noi stessi con buone probabilità saremo sempre gli ultimi a rendercene conto, a capire ed assimilare i nostri cambiamenti interiori.

 

Io 10 anni fa mi sentivo una ragazza innocente e un po’ naive, ingenua forse, ma dalla personalità forte, insomma una credulona con un bel caratterino.

 

Io 10 anni fa non mi conoscevo per niente.

 

 


 

Prima di lui non era mai successo e quindi mi ero sempre solo immaginata come avrei potuto reagire se fossi capitata in una situazione del genere. Pensavo un tradimento sarebbe stato sufficiente per lasciare un compagno, pensavo non sarei mai stata in grado di accettare nessun tipo di violenza su di me.

 

Mia mamma aveva accettato i tradimenti di mio padre e il mio rispetto per lei crescendo non è mai stato molto, figlia di una società maschilista, invece di disprezzare il tradimento in sè, disprezzavo la sua accettazione,  pensavo non si dovesse accantonare la dignità per amore.

 

Pensavo fosse la donna a sbagliare nel perdono e non l’uomo a sbagliare nel tradire.

 

Pensavo di essere forte rispetto a mia madre. Pensavo sarei stata migliore.

 

Ora so che non ero ne più forte ne migliore, ero semplicemente giovane e arrogante.

 

La prima volta che ho scoperto di essere stata tradita fu il 28 ottobre 2009, il giorno del mio ventinovesimo compleanno e mi comportai esattamente come si era comportata mia madre.

 

Misi da parte l’orgoglio e provai a perdonare. Non ci sono mai riuscita. Nemmeno mia madre credo ci sia mai riuscita.

 

È strano perché l’amore non se ne va con il tradimento, rimane lì, ma viene affiancato da un senso di nausea, si entra in un vortice precipitoso che ti scaraventa tra l’incolmabile necessità di sentirsi amate e quella di vendicarsi.

 

Purtroppo quella voglia di vendetta, nuoce sempre e solo noi stessi, come sale e ghiaccio sulle membra e lui, la maggior parte delle volte neanche si accorgeva che il mio sorriso era finto e che stavo agonizzando.

 

Studi  sui rapporti di coppia spiegano come inconsciamente ognuno di noi non è prone a cercare il partner che lo renderà felice ma bensì colui che gli procurerà un dolore familiare, una sofferenza consueta.

 

Il tradimento in famiglia lo conoscevo benissimo e quel dolore era tanto conosciuto da farmi sentire a casa, anche dall’altra parte del mondo.

 

Col tempo scoprii che lui mi tradiva dal primo giorno in cui avevamo iniziato ad uscire insieme e non aveva mai smesso. Il tutto passando da 3 continenti diversi.

 

Eppure dopo il lungo viaggio che ho appena finito di raccontarvi sono tornata da lui e sono rimasta altri 3 anni a crogiolarmi nel limbo tra perdono e vendetta.

 

Non avevo mai amato tanto in vita mia. Non avevo mai sofferto così tanto in vita mia.

 

Di quel periodo conservo dei ricordi offuscati. C’era il ristorante, la mattina c’era puzza di pelle di pollo fritta ricoperta dal profumo fragrante dei frangipani nell’aria, c’era sempre gente, spesso pioveva a dirotto e non faceva mai freddo, c’erano sempre i ventilatori accesi, e la sera c’era puzza di fumo stagnante, c’era troppo alcohol, c’erano tantissime feste e c’erano altrettante litigate.

 

Tantissime litigate e  con le litigate sono iniziate ad arrivare le prime spinte, i primi sputi, le prime sberle, poi i pugni, i calci mentre spesso ero già a terra, gli occhi neri, il trucco per cercare di coprirli, i pianti da sola sotto alla doccia, le manciate di capelli che mi rimanevano in mano. La puzza di odio e i vestiti rotti. Svegliarsi storditi dall’alcool e dalla violenza e più ne ero vittima più bevevo per dimenticare sarebbero potuto succedere di nuovo. E più bevevo più pensavo di meritarmela e che in fondo fosse colpa mia.

 

La ragazza innocente e naive che pensavo esistesse in me era morta e quella pensavo fosse forte ho scoperto non era mai esistita.

 

C’era solo vergogna, l’unica cosa che importava era nascondere a tutti ma sopratutto a me stessa quello che stava succedendo. Non mi ero davvero lasciata picchiare? Io? No! Ero troppo forte per lasciare chiunque mi mettesse le mani addosso, me lo dovevo essere inventata, la mia mente scherzava con la mia coscienza!  Eppure… Eppure il mio sorriso si era infranto e più cercavo di rimetterlo insieme più mi rendevo conto che alcuni pezzi erano andati persi per sempre. Eppure il labbro è spezzato, eppure c’è sangue sulle coperte, ma figurati! Lui? Lui mi ama, non mi può certo fare questo, me lo devo essere inventata. Lui dice che non è vero e che è colpa mia. Che ho iniziato io, che ho sbagliato io, che sono pazza. Lui è l’unico che dice di capirmi.

 

Forse ha ragione, però gli occhi neri ce li ho sempre io. Però l’altro giorno mi sono svegliata in fondo alle scale e là sotto non ci sono mica finita da sola.

 

 

Perché non te ne vai? Mi chiedo e mi chiederesti anche tu che stai leggendo. Tutte le vittime di violenza domestica sono stereotipate come autodistruttive, masochiste, in qualche modo addossando a noi la colpa di non essercene andate come se fossimo state proprio noi a scegliere in primo luogo un partner la cui unica intenzione era distruggerci. Come se l’amore si potesse spegnere con un bottone.

 

Come se lui da un giorno all’altro si sia trasformato da amante generoso in mostro. Il cambiamento è graduale e come delle rane dentro a una pentola d’acqua che si scalda a fuoco lento non riusciamo a percepire il pericolo mentre la temperatura sale, rimaniamo intorpidite e immobilizzate dal caldo che ci stordisce come fosse un’oppiaceo.

 

Fortunatamente però la mia rana è poi saltata. Ma sapete cosa è successo la prima volta che ho provato a lasciarlo? Ha preso la mia carta di credito e con una forbice davanti ai miei occhi l’ha tagliata in due.

 

Il 75% delle vittime uccise dai loro molestatori viene uccisa solo quando tenta di andarsene o se ne è già andata. Perché? Perché solo una volta che ci si è chiude la porta alle spalle lui si renderà conto di non aver più nessun potere su di noi e a quel punto non avrà più nessuna ragione per contenersi.

 

Io finalmente dopo 5 anni quella cazzo di porta sono finalmente riuscita a chiuderla, non solo, ho cambiato continente.

 


 

Bali, 5 anni dopo

 

Ci siamo sentiti a intermittenza negli ultimi 5 enni ma di recente aveva iniziato a farsi risentire sempre più spesso. Diceva che aveva letto il mio libro, che era diventato un mio “fan”. L’amore e l’odio in 5 anni erano scemati in indifferenza, ascoltavo le sue parole e dentro di me non succedeva proprio un bel niente. Ero finalmente immune! Mi sono ritrovata  a rispondere  freddamente ma con educazione, volevo cercare di dare retta al consiglio che, proprio  grazie a lui,  mi ero tatuata sul braccio: “ricordati di perdonare”.

 

Sapevo che si era messo con lei quasi subito dopo che io me ne andai. L’ho spiata sui social e sapevo che era bellissima. In tanti mi avevano detto che era una versione di me più giovane,  sinceramente ho sempre pensato esagerassero, io non sono mai stata così bella.

 

Un paio di mesi fa mi disse che si erano lasciati, me lo disse al telefono, mi disse che lui avrebbe voluto dei figli e lei no, e di comune accordo hanno deciso di separarsi rimanendo comunque in ottimo rapporto.

 

Strano, deve essere davvero cambiato davvero.

 

Mi venne in mente quando a Luang Prabang, verso la fine della nostra storia sul balcone di un hotel di lusso mi mise incinta contro al mio volere. Il mio primo ed unico aborto. Mi tornò la nausea, ma passò in fretta,

 

Mi disse che lei era sempre stata gelosa di me, perché impersonavo quello che lei aveva sempre sognato  di essere, e non gli dissi che io ero sempre stata gelosa di lei perché pensavo lui fosse stato con lei tutto quello che non era mai riuscito ad essere con me. Eppure, nonostante tutto, quella faccia d’angelo che avevo visto solo su facebook mi è sempre stata simpatica e non ho potuto fare a meno di sperare che davvero fosse diverso con lei, perché nessuno, cazzo, davvero nessuno si sarebbe meritato di rivivere il mio incubo.

 

Una parte di me ha sempre voluto metterla in guardia, dirle che avrebbe avuto un’amica con cui confidarsi in caso il passato si fosse ripetuto ma ovviamente non mi sono mai azzardata a farlo. Avevo paura di passare per la solita ex gelosa e fuori di testa.

 

Non l’ho mai contattata… Mai fino ad ora.

 

Sono su un’aereo verso Bali, so che lei è là e so che è single da qualche mese, so che è bellissima e che è proprio per la bellezza che mi trovo in viaggio. Sto andando a Bali a scattare delle foto di moda per la nuova collezione di abbigliamento disegnata dalla mia zia preferita. (www.lakrafashion.com)

Presa dall’euforia di un paio di bloody mary a 5000 metri e una connessione satellitare gratuita, le scrivo un messaggio.

Una cosa semplice, del tipo: “Ciao, spero tutto questo non sia strano, ma vorresti farmi da modella?”

Invio…

Mi guardo il primo film e anche il secondo e sono troppo eccitata per addormentarmi, inizio a pensare che non mi risponderà mai e che forse ho fatto una cazzata a scriverle ma spunta l’icona di un nuovo messaggio ad ammutolire i miei pensieri futili:  È entusiasta della mia proposta e non vede l’ora di conoscermi!

Ho il cuore che batte a 6000 all’ora ma devo cercare di mantenere la calma, almeno devo riuscire a far credere che la stia mantenendo.

Ci diamo appuntamento alla “Favela”, lo splendido locale in cui faremo il photoshoot. Lei Arriverà nel pomeriggio e io armata di fazzoletti per asciugarmi il sudore che offusca le lenti ai tropici e macchina fotografica scatto con la rapidità di una professionista. Abbiamo più di 60 modelli da fare in un giorno, c’è poco da scherzare.

Arriva e sembra una madonna, con un sorriso radiante, la pelle di porcellana, gli occhi colore dei non ti scordar di me e i capelli arancioni. Forse l’unica donna al mondo a cui stanno bene i capelli arancioni. Col cazzo che io sono mai stata cosí bella.

Non c’è tempo di parlare, solo di scattare scattare e scattare e cerco al mio meglio di metterla a suo agio, questa è oggettivamente una cosa che so fare bene dietro all’obbiettivo, anzi è la mia unica vera tecnica.

 

 

Finiamo di lavorare e iniziamo a parlare, mi rendo subito conto che la nostra amicizia non inizia ora ma 5 anni fa. Sappiamo già molto l’una dell’altra, e davvero ci assomigliamo fuori e dentro. In poche ore scopriamo di avere praticamente tutto in comune, dalle cose più serie alla passione per i bloody mary e i film dell’orrore.

Non riusciamo a smettere di chiacchierare, siamo un fiume in piena. Una birra dopo l’altra la conversazione finisce inevitabilmente sul soggetto che ci ha portate ad essere qua, ora, finalmente insieme.

Nel giro di pochi minuti vengono fuori tutte le balle che lui ha raccontato a lei su di me e quelle che ha raccontato a me su di lei, come valanghe piroclastiche rimaste sotto pressione nella pancia del vulcano troppo a lungo.

Forse non l’ha mai tradita ma il torchio della violenza e della manipolazione è passato anche su di lei e nello scoprirlo mi tocca una corda interna che non pensavo suonasse più. Echeggia nello spazio che era una volta occupato dalla mia innocenza.

Ci stringiamo le mani entrambe in lacrime, sono persa dentro ai suoi occhi e il suo dolore e mi sembra di guardarmi allo specchio, mi sembra di parlare con me, 5 anni prima.

La mia innocenza rubata oggi vive in lei e la posso stringere forte tra le braccia con amore sincero.

In piscina all’alba tra le palme lussureggianti mi racconta che lui sta cercando di riconquistarla. Conosco bene la sua tecnica, con me ha funzionato più di una volta. Ti fa dimenticare il male col fascino e il sesso per poi scaraventartici dentro di nuovo mentre tu hai perso un’altro pezzo di te stessa nell’esserci cascata. 

Ci scattiamo una foto insieme, sorridenti e gliela mandiamo.

L’unica vera vendetta verso chi ci abusa è vivere la nostra vita al meglio delle nostre possibilità, dimostrargli che siamo state in grado di andare avanti, nonostante tutto, che scalfire giorno dopo giorno la nostra fiducia in noi stesse ci ha reso più forti di quanto non lo siamo mai state. Che tenerci rinchiuse e isolaci dal mondo, ci ha fatto spuntare le ali e la voglia di esplorarlo per intero.

E che anche quello che ci hanno rubato può essere riconquistato.

In Miriam non ho solo ritrovato la mia innocenza ma anche una sorella che non conoscevo.