Oggi danno pioggia e non si sbagliano, devo fare solo una cinquantina di chilometri per arrivare da Patrick e Sophie (warmshower) che mi aspettano a Massigny Les Vitteaux. Ci tengono che passi di lì. Me lo hanno fatto sapere e non mi va di negare la possibilità a quest’altro incontro né di pedalare troppo sotto la pioggia e sopra la salita.

Pioviggina fine fine, quasi come se avessi uno spray per i fiori puntato sul naso e poi piove, e poi pioviggina di nuovo e poi piove molto più forte.

Certo, ho i pantaloni e la giacca impermeabili ma inizio a chiedermi di quale qualità perché effettivamente arrivo bagnata fradicia. Il paesaggio è stupendo, saliscendi, prati, campi, boschi e tante mucche che non si lasciano mai sfuggire nulla. Ti seguono con lo sguardo fino a quando lasci il loro campo visivo. Sotto alla pioggia è difficile godere appieno la bellezza di questo morbido paesaggio bucolico.

Le alpi sono diventate soffici colline.

Patrick preoccupato per il tempo decide di venirmi incontro ma ormai sono a meno di un chilometro da casa sua e faccio prima a seguirlo che a caricare la bici sul suo furgone.

A Massigny Les Vitteaux, un paesino fiabesco di una manciata di anime, sono entrata in una casa magica, si percepisce da subito. Sophie ha i capelli bianchissimi con due belle ciocche tinte di nero che le incorniciano il volto e un grande sorriso. Si muove ancora come la ragazza bellissima che immagino fosse 30 anni fa, le rughe ai lati degli occhi la contraddistinguono per aver sorriso molto e la rendono ancora più affascinante. Patrick, allampanato, pelato e con gli occhiali sembra essere uscito da un fumetto. Non smette mai di scherzare anche se ci tiene a mettere in tavola filosofia e torta di mele appena metto piede in casa loro.

“Tu che viaggi, cosa ne pensi del mondo?”

È il suo modo di darmi il benvenuto. Il cane Venice lo guarda di sottecchi sperando più nella torta che nella filosofia. Non c’è un angolo di casa dove non ci sia un libro, nemmeno in bagno, dove la finestra sul soffitto di legno illumina la grande vasca da bagno. Mi faccio una doccia bollente ed esco motivata a rispondere.

“Non lo so” –Mi verrebbe voglia di dirgli 42*

“Come non lo sai?”

“Non sono stata in tutto il mondo, e l’ho solo visto da dentro, è impossibile essere oggettivi”

“Ma hai visto tanti posti ti sarai fatta un idea?”

“Più posti vedo, più cose scopro, più persone conosco più sento che ce ne sono altrettante da scoprire, la confusione aumenta invece di diminuire”

“Ma stiamo distruggendo il pianeta! È sovrappopolato, troppo inquinato, mancano acqua per tutti. Sta morendo?”

“No, il pianeta non sta morendo. Gli umani moriranno. Noi non stiamo distruggendo il pianeta…Siamo solo tremendamente arroganti a pensarlo. Stiamo distruggendo le condizioni ideali per la conservazione della nostra specie. La terra continuerà ad esistere fino a quando il sole morirà, noi no. Noi non abbiamo molto tempo per salvarci.”

“È vero…”  Concorda Patrick con aria greve.

“Ma se ci pensi nel 1890 a New York avevano pronosticato che, considerata la crescita della popolazione, entro il 1930 la città sarebbe stata sommersa di merda di cavallo, l’unico mezzo di trasporto dell’epoca”

Ridiamo di gusto fumandoci una sigaretta di tabacco e sorseggiando del vino locale.

Le tecnologie che ci servono per non auto distruggerci senza abbandonare completamente lo stile di vita da cui siamo dipendenti in occidente sono già a nostra disposizione, dobbiamo solo adattarci in fretta. È ipocrita preoccuparci di amare i nostri figli se il nostro stile di vita gli porterà via l’unico pianeta a disposizione.  Il consumismo che ci sta portando all’autodistruzione si combatte non alimentandolo.

È imprescindibile vivere dello stretto necessario.

So poco del mondo, ma pedalando e camminando mi sono accorta che le macchine che occupano le strade sono sempre vuote. Il conducente, al massimo un’altro. E tutti vanno in tutte le direzioni. Riempirle ed andarci insieme? Nessuno si fida più di nessuno, fare autostop è fuori moda e spesso fuorilegge.

Le campagne europee sono semi deserte. Se ci tornassimo a vivere e riprendessimo a produrre autonomamente l’essenziale per sopravvivere,  non sarebbe come dare una botta di chemio alle città ammalate di cancro?

Ci sono mille piccole azioni giornaliere, dal chiudere il rubinetto mentre laviamo i denti a consumare meno carne –solo le scoregge delle  mucche producono più del 50% delle emissioni di Metano, che causa effetto serra- riciclare, andare in bici, passare alle energie rinnovabili. Siamo noi e ora a dover rivoluzionare le nostre abitudini. Non domani i nostri figli perché non esisterà un domani per noi umani se non ci muoviamo adesso.

Dunque spengo il computer, la smetto di consumare energia elettrica e vado a dormire che domani danno ancora brutto… Ma…

Non può piovere per sempre…

FRUSTA ANTICANI uno dei problemi più grossi dei camminatori e dei ciclo viaggiatori sono i cani randagi. Patrick dice di aver trovato la soluzione e me la fa vedere. Una frusta alla indiana jones che tiene sempre a portata di mano. Non serve che si frustino i cani, basta sbatterla su se stessa per farle fare rumore e i cani spaventati dal suono se ne vanno immediatamente. Da provare!

Massigny Les Vitteaux 22/05/2016

*Guida intergalattica per autostoppisti