Sbarchiamo a Las Palmas che è già buio, sono eccitata, mi sembra che la vera avventura inizi ora, il clima è cambiato, sembra di essere già fuori dall’europa e chissà cosa ci aspetta. Se saremo svegli e fortunati presto partiremo per la più grande avventura di entrambe le nostre vite, altrimenti aspetteremo alle Canarie per mesi, con la possibilità di non farcela e di dover tornare indietro.

Armin, un folle cicloviaggiatore tedesco conosciuto sul traghetto, ci ha consigliato un posticino sulla costa per piazzare la tenda stanotte, pedaliamo nell’oscurità curiosi e incerti cercandolo ma quando la strada si trasforma in autostrada torniamo indietro.

C’è un parcheggio con un praticello, sopra a un dirupo,  è già una decina di chilometri fuori dal centro abitato, potrebbe andar bene ma c’è un bel via vai. Jonathan mi fa notare che si tratta di un punto d’incontro per scambisti omosessuali. Io ci rido sopra dicendo che se sono omosessuali siamo al sicuro e silenziosamente pensando che, come al solito, lui ci vede qualcosa di losco anche quando è tutto in regola.  

Poi effettivamente facendoci più caso mi accorgo che c’è un gran movimento, ragazzi soli aspettano qualcosa nel parcheggio sotto a una grande statua che ironicamente rappresenta un enorme e perfetto uomo nudo che succhia da una specie di conchiglia verso l’alto e ha una specie di onda che gli esce dal sedere, candidamente l’indice di bronzo indica il parcheggio sottostante. Macchine si fermano e caricano i ragazzi a uno a uno. Che effettivamente la statua sia diventata un indicazione in codice per amore gay a pagamento? Forse più impauriti di essere noi a disturbare le trattative che viceversa ci spostiamo. Siamo stanchi, la spiaggia non va bene perché la marea sale e non sappiamo fino a dove, inizia a piovere e ci ripariamo sotto a una strana costruzione. Una specie di torre di rocce, ci guardiamo concordando un intesa silenziosa ed entrambi ci convinciamo che solo per questa notte questa strana, alta e magra torre di roccia possa essere il nostro castello, parcheggiamo dentro le bici e con il metro quadro rimasto appoggiamo le borse a terra e ci sdraiamo sopra, io mi addormento in 5 minuti. Dopo averlo sentito scattare nella notte apro gli occhi per scoprire le palle bianchissime e sgranate dei i suoi begli occhioni blu nel buio terrificate. Il povero ha paura degli scarafaggi, ed effettivamente c’è ne sono diversi che entrano ed escono dalle pareti del nostro castello, che prontamente decidiamo di abbandonare. A quel punto sfiniti torniamo indietro e troviamo posto davanti a diversi campervan affacciati al mare, dobbiamo togliere tutti i vetri rotti da terra prima di stendere la terra ma non abbiamo nessuna intenzione di continuare a cercare.  L’entusiasmo della nuova avventura si smorza nel sonno.

L’indomani ci serve una sistemazione da usare come base per trovare il passaggio,  trovo per 29 $ al giorno un letto dentro a una barca nella marina su Airbnb… prenoto per una notte, incontriamo il proprietario della barca, un giovane piuttosto simpatico che lavora per la guardia civil e subito iniziamo la trattativa, ovviamente non sappiamo quando troveremo il passaggio però immaginiamo che se non ha altre prenotazioni possa farci un buon prezzo se ci fermiamo per qualche giorno. Gli propongo 20 euro al giorno per i prossimi 5 giorni e accetta di buon grado! Evviva Airbnb!!!  Vivremo di nuovo su una barca, almeno per qualche giorno, proprio come a Dublino. Ora siamo davvero nel posto giusto al momento giusto e non ci sono scuse che tengano. Dobbiamo trovare un passaggio. Troveremo un passaggio. Si cazzo!

La barca che stiamo affittando è ormeggiata vicino all’attracco dei dinghy. L’equipaggio di barche più grandi ci passa a fianco dalla mattina alla sera, abbiamo un vantaggio incredibile sulla competizione. Andiamo a comprare dei grossi cartelloni e con l’aiuto di una bottiglia di vino ci scervelliamo a creare un insegna simpatica da attaccare alla barca. Alla fine decidiamo che “we’re gonna need a bigger boat” -la famosissima frase dello Squalo- in due parole riassume la situazione. Fa credere a chi vede l’insegna che la barca sia nostra e che quindi siamo entrambi velisti esperti, gli dovrebbe strappare una risata ed essendo l’unico cartello del genere brilla per originalità quindi teoricamente dovrebbe quantomeno attirare sufficientemente attenzione per far fermare i passanti, far due chiacchere, spargere la voce. Subito dopo ci dedichiamo a preparare anche un piccolo poster di carta da mettere nei bar e nelle vetrine dei ristoranti e negozi della marina.

Tra i vari annunci affissi insieme al nostro ce n’è uno interessante. Si tratta di una barca a vela cargo, l’Avontutur, vanno in Martinica. Jonathan si eccita all’idea di un cargo a vela, io non so bene di cosa stia parlando. Cercano equipaggio pagante. Sono in molti a cercare equipaggio pagante. Pagante non vuol dire che si paghi il proprio mantenimento a bordo, solitamente intorno ai 10/15 euro al giorno per contribuire alla spesa, ma vuole dire fior fior di soldoni. Teoricamente  le imbarcazioni che non  hanno  dichiarati scopi commerciali non potrebbero guadagnarci sull’equipaggio, ma con sta storia del “Voyage costs- prezzo del viaggio” si coprono il culo dal punto di vista legale e ti chiedono dai 3 ai 10000 euro a persona. L’Avontuur ne chiede 3.500 per arrivare in Martinica. Noi calcolavamo di spendere intorno ai 500 a testa,  per contribuire alla spesa dovrebbero bastare. 3500 non li ho nemmeno nel conto in banca, anche volendo.  Jonathan però spera che siano a corto di soldi e di equipaggio e che con una proposta allettante possano accettarci a bordo lo stesso. Gli scriviamo una mail.  Lui si presenta, come uno dei creatori del progetto erasmus di sail training ireland (che poi è anche vero) e propone una futura collaborazione e mi presenta come (anche questo vero) scrittrice di viaggio in grado di promuovere il loro progetto al pubblico italiano. Rispondono subito, stanno considerando la nostra offerta. Il giorno dopo ci offrono un passaggio per 2000 euro a testa, ne offriamo 1000 in due, non ci spero più. Nel frattempo i dinghy dei partecipanti all’Arc passano spediti davanti al nostro simpatico cartello, sono in pochi a sorriderci, o a farci un cenno di saluto, sembra che questo ARC sia un ambiente molto snob. Senza nessuna ragione precisa decidiamo di rilassarci un poco e festeggiare, fanculo, alla fine siamo su una piccola barchetta a Gran Canaria, fa caldo e stiamo bene, è inutile stressarsi. Compiamo 2 litri del vino più economico in cartone. Non credo chiamarlo vino sia la parola giusta ma abbiamo delle pesce sciroppate, e per quanto possa sembrare una schifezza vi assicuro che miscelandoli non era niente male. Finite le prime due, non soddisfatti ne andiamo a comprare altre due e altre pesche sciroppate. Beviamo, ridiamo, scherziamo, degli snob che ci passano a fianco e che da alticci iniziano anche a prenderci in giro ce ne sbattiamo altamente e ci addormentiamo abbracciati galleggiando sotto alle stelle.

La liquirizia zingara si prepara alla partenza! Un miliardo di cose da fare, ma teoricamente domani allle 16.00 alziamo le vele!

La liquirizia zingara si prepara alla partenza! Un miliardo di cose da fare, ma teoricamente domani allle 16.00 alziamo le vele!

La mattina successiva sudiamo zucchero e alcohol, abbiamo bevuto tutta l’acqua che avevamo e il cerchio alla testa è più pesante di un aureola di piombo. Striscio fuori e arranco fino al mini-mart della marina. Acqua. Con tre golate un litro è andato, la testa pulsa ma sembra piano piano riprendere la sua solita forma, l’alcool l’aveva disidratata e il cervello era diventato un frutto secco che rimbalzava tra le tempie. Torno in barca con tantissima altra acqua e Jonatan mi dice con aria afflitta che l’Avontuur ha risposto… “beh dai, ci abbiamo provato, c’era troppa differenza di prezzo, troveremo di meglio…”  “Sì, ci ha risposto che sono lieti di invitarci a prendere posto a bordo!” WHAT!?!?!??! Lunedí si parte!

Sembrava lo sapessimo, che avessimo una ragione di festeggiare, quella era la nostra ultima vera chance per godere della compagnia reciproca indisturbati, e ignari del nostro futuro improbabile l’abbiamo sfruttata nel posto giusto al momento giusto, fanculo l’Arc. Oggi dobbiamo goderci questo stato confusionale tra la sbornia di ieri e l’euforia del viaggio! 

Hai la scimmia del viaggio?

Ottimo! a presto amico!