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Arrivo a Reggio all’ora di pranzo. Le strade sono deserte, i negozi chiusi, il duomo coperto da impalcature perché in restaurazione e il castello aragonese temporaneamente chiuso al pubblico perché parzialmente crollato durante i lavori di restauro.

Sono ospite di Ludovico, il mio primo couchsurfer calabrese, e io la sua prima couchsurfer della vita. Gli utenti del sito tendenzialmente evitano chi non ha alcuna referenza, onde evitare spiacevoli sorprese. Io, se non ho altre opzioni, questo lusso non me lo posso permettere. Gli spiego che sono influenzata e mi promette una sauna finlandese all’eucalipto. Mi sta pigliando per il culo, sauna finlandese a Reggio Calabria? Fiducia ben riposta. Ha trasformato la sua casa in un B&B con tanto di piscina e avendo una passione per la Finlandia e le finlandesi non ha potuto fare a meno di ricostruirsene un pezzo in casa. Colpo di grazia ai microbi che m’intasano le vie respiratorie.

Era da un po’ che ammiravo la Calabria dall’altro lato e ora ammiro la Sicilia da qui. Uno stretto temporale tra passato e futuro. Mi sento come se fossi partita oggi. “Cosa mi aspetta?”, penso crogiolandomi nella piscina, mentre il sole va a dormire colorando il cielo di schizzi variopinti come fosse Pollock. Questo tramonto è una metafora che cerco di digerire tra paura e esaltazione.

Ieri ho lanciato un sondaggio tra i miei followers chiedendo quale versante mi conveniva peregrinare per risalire lo Stivale? Mi dicono Tirreno. Più turistico, più popolato, meno selvaggio e più sicuro. Penso a Taormina e scelgo lo Ionio.

A Reggio Calabria ci sono i bronzi di Riace. I bronzi conoscono Mimmo, che conosce Gioacchino, che conosce Ludovico che mi ospita e insieme mi organizzano l’entrata gratuita al museo.

Mimmo si fa trovare all’entrata. È un signore tanto sovrappeso quanto disponibile. Iniziamo la visita dai sotterranei, da dove è possibile vedere una sezione delle catacombe che si srotolano sotto la città. Se si scavasse sotto al museo probabilmente si troverebbero altrettanti reperti che quelli inscatolait in superficie. Questa è la Calabria. Un’affascinante stratificazione di culture una sopra l’altra.

Purtroppo dopo la Magna Grecia in fase decrescente.

Il museo è in fase di allestimento da tempo indeterminato per tempo altrettanto indeterminato. Centinaia di scatoloni pieni di statue e suppellettili rischiano di diventare molto più antichi di quelli che giaciono nel buio dei sottoscala prima di tornare alla luce. Mimmo mi racconta dei miliardi di euro stanziati per predisporre le sale, spostare i bronzi da una parte all’altra, restaurare la struttura. Mi racconta delle lauree regalate e delle attese interminabili aspettando che la burocrazia della corruzione sia svolta a regola d’arte per dare posti a chi di convenienza e far sparire miliardi come fossero noccioline.

I bronzi da soli sono sufficienti per attirare frotte di turisti e far pagare il prezzo del biglietto, il resto può marcire in cantina fino a quando tutte quelle noccioline non saranno trasformate in burro d’arachidi, a ingrassare i meccanismi lenti di un sistema all’orlo del collasso e i soliti ignoti.

Come se stessimo per salire su uno shuttle, entriamo in una stanza che si risucchia tutte le nostre impurità. Sterile ed estasiata ammiro i bronzi. «Guarda com’era l’uomo una volta», enfatizza Mimmo, passandosi una mano sul pancione. Freno a stento una risata spontanea. L’uomo di oggi ha tutte le possibilità di essere in forma quanto i bronzi, ma non voglio rovinare la visione ultraterrena di Mimmo, esponendogli i giovamenti che potrebbe trarre da una dieta sana e un po’ di esercizio fisico.

Se solo i bronzi potessero prendere vita, sarei curiosa di vedere la ribellione selvaggia nei confronti degli stolti ladri che li tengono in ostaggio senza rispetto.

Chi invece li rispetta è un’altra meravigliosa creatura nascosta del museo. Nuccio, uno dei loro restauratori. Lui e una collega sono stati esposti in vetrina per tre anni consecutivi mentre lavoravano chirurgicamente sui guerrieri trovati in fondo al mare. Il restauro lo riporta all’epoca della fattura. Si impersona nell’autore, respira il periodo storico, la fantasia lo trasporta a 2.500 anni fa. Pendolare tra i secoli ogni giorno torna tra noi per dedicarsi a insegnare a giovani che hanno avuto problemi con la giustizia a scolpire, plasmare, scalfire e sfogare la loro rabbia nell’arte. Simpatia epidermica con l’uomo dei bronzi.