Alla fine sarò anche lenta ma spendo tantissime ore in strada e adagio adagio ma con brio sbarco in Normandia. Sta iniziando ad essere ventoso, e, in bici, il vento è fin più fastidioso della pioggia. Arrivo a Bernieres Sur Mer dopo una pedalata senza fine nell’entro terra francese. Tantissimi saliscendi e campagna umida. È bello attraversare i paesini ed ammirarne l’architettura così diversa dalla nostra ma l’unica cosa che non posso fare, in bici da sola, è entrare a visitare chiese e musei. Non mi fido a lasciare Falkor da solo con tutte le borse attaccate. A volte lo lego e per qualche minuto mi assento a comprare viveri nei supermercati o a buttare l’occhio in una cattedrale, ma sempre molto rapidamente per evitare brutte sorprese.

CAMPEGGIO SELVAGGIO E FALKOR Quando campeggio selvaggiamente invece lo lego a qualche albero di fianco alla tenda in modo che se a qualcuno venisse la simpatica idea di portarmelo via, lo sentirei e allora li dovrei tirare fuori il Jacky Chan che si nasconde in me, o meglio lo spray al peperoncino ma spero e prego di non averne mai bisogno.

Dopo una sfiancante giornata di strada  l’Oceano mi aspetta. Inizio a sentirne il profumo da Caen mentre continuo a pedalare fino all’orlo della mappa. Il vento freddo del Nord mi spiaccica in faccia salsedine gelata ma la felicità di avercela fatta solo grazie a gambe e determinazione se ne frega ed esplode in un gran sorriso interiore -e esteriore, mentre turisti ignari mi guardano stupiti- .

Non sono ancora arrivata ma la soddisfazione che provo ad aver attraversato l’Europa in verticale è simile a quella di un traguardo.

L’ultima manciata di chilometri che mi separa dalla casa dei miei prossimi amici sconosciuti la faccio canticchiando a zig zag sul cupo lungo mare. Stanotte sono ospite di un’altra coppia trovata su “warmshower”. Hanno un’altra casa meravigliosa (sti francesi se la passano bene -oppure tutti quelli iscritti a warmshower- ma finora sono sempre stata accolta da famiglie decisamente benestanti), un piatto caldo di farfalle al burro in tavola e ratatouille di verdura.  Ottimo! (andando in bici spesso si viene assaliti da morsi di fame -se gli dovessi dare un nome sarebbe “carboidrati”-).

Condivido la cena con la padrona di casa e un’altra ci ciclista solitaria, Carole, anche lei ospite loro per la notte. Non parlano inglese ma ormai riesco a capire quasi tutto se non parlano troppo veloce. Sento il francese dentro di me, devo solo trovare la porta per farlo uscire, ci vorrebbe qualche mese. Da aggiungere alla mia “bucket list”.

Carole è partita da una settimana e vuole farsi il giro d’Europa in sette mesi. Come me, non ha idea di come si facciano questo genere di viaggi, e si affida all’apprendimento sul campo.

In mattinata arriva Thierry, il padrone di casa, che fa il pompiere e ha appena terminato un turno di ventiquattro ore.  Ci fa vedere la collezione delle foto di chi hanno ospitato e le loro biciclette.

C’è una coppia che sta in giro in bici da 11 anni. Hanno un appartamento a Londra e coi soldi dell’affitto viaggiano. La bici di lui sembra un negozio. Pesa 65 kg. Si portano dietro anche il forno. (velomad). Anche io e Carol finiamo a far parte della collezione e per curiosità pesiamo le nostre biciclette cariche. Io arrivo sui 40 kg e lei supera i 50. Dobbiamo ancora imparare a liberaci del superfluo. Tutto quello che non ho usato finora non mi serve. Appena arrivo a Dublino farò un ulteriore selezione.

Forse un giorno qualcuno che ci ha conosciuto per la strada finirà a casa di Thierry e ci troverà tra la collezione di ospiti. Possibile, come è probabile che, prima o poi, incontri questi folli in giro con un forno sulla bici da qualche parte del mondo. Dopotutto, la strada, ma anche le sue possibilità sono infinite….

Bernieres sur mer 29/05/2016