In questi giorni di strada e pedalate tra villaggi e foresta stiamo sperimentando un nuovo modo di dormire consigliatoci dal surfer di Cayenne. Nicola ci ha sconsigliato vivamente di mettere giù la tenda nella giungla, innanzitutto è difficile trovare uno spiazzo abbastanza grande per stenderla poi  nonostante le zip qualche animale entra sempre, moscerini, formiche e tutto il resto della roba viscida, strisciante o a otto zampe ci può aspettare fuori, quindi seguiamo il suo consiglio, dato che sembra avere più esperienza di noi nel campeggiare in Amazonia.

Gentilissimo ci procura due reti per zanzare apposta per le amache e un grosso telo impermeabile. In questo modo basta trovare due alberi a una distanza giusta per legarci l’amaca, infilarci la rete sopra (la rete s’infila come una calza sopra all’amaca e si lega sotto, in modo che le zanzare non abbiano nemmeno uno spiraglio per entrare dopo che ci saremo sdraiati e avremo legato la parte aperta sotto di noi.)

Fissiamo un  po’ di spago tra gli alberi a circa un metro sopra all’amaca e ci stendiamo sopra il telo di plastica in modo che scenda a capanna e ci protegga dalla pioggia. (volendo possiamo mettere altri due spaghi laterali per fare in modo rimanga ben aperta) In questo modo rimarremo asciutti, protetti dagli animali, e anche per me, che sto vivendo l’Amazonia da principiante posso evitare di inoltrarmi troppo e dormire esattamente dove voglio, spesso semplicemente una fila di alberi dietro alla strada e legare la bici allo stesso albero su cui dormo!  (anche se poi non c’è mai nessuno a piedi tra un villaggio e l’altro e nessuno si accorge della nostra presenza) Geniale, credo che userò questo metodo anche fuori dall’Amazonia, adoro dormire sull’amaca e mi sento davvero al sicuro!

Arriviamo a Santana il 24 sera, e dopo diversi giorni senza campo finalmente riesco a contattare Altemir, il couchsurfer che ci ha gentilmente garantito ospitalità il giorno di natale.

Dice che non ci sono problemi a piombargli in casa sotto alle feste a qualsiasi ora e ora lo possiamo verificare con i nostri occhi! Riconosciamo la casa dalla descrizione, gialla, di legno sulla strada. Una cassa attaccata a un circuito elettrico di dubbia sicurezza sputa fuori musica brasiliana ad alto volume e ci sono una ventina di persone distribuite fuori e dentro casa che brindano, ballano, vanno e vengono. Altamir, il giovane couchsurfer cerca di presentarci a tutti ma in pochi minuti non ci ricordiamo più chi fosse il cugino, l’amico o il nipote e ci uniamo alla festa.

Sono tutti gentilissimi, Altamir si è visto la mia Ted talk e l’ha fatta vedere a qualche amico e sono convinti sia una mezza star in Italia, cerco di spiegargli che non è vero ma mi zittiscono continuando a brindare. Sono stanchissima dopo una giornata intera spesa a pedalare pregando che gli autisti, che in Brasile sono tutti convinti di essere la reincarnazione di Ayrton Senna, non ci centrassero. Altamir se ne accorge e cede la sua stanza a me e a Jonathan e con le amache sempre pronte risolve facilmente la questione di sovrappopolazione della sua umile dimora.

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(Sono sempre più convinta che le amache in futuro mi risolveranno un sacco di problemi! Tendo sempre a invitare un sacco di gente a casa -quando ho una casa- e anche se piccola l’amaca è la soluzione definitiva, senza nemmeno star li a spostar mobili ma semplicemente applicando dei ganci dove serve!)

Il giorno di natale ci svegliamo tutti tardi, la madre o la zia, perché poi alla fine non avevamo ben capito chi fosse quale facevano trovare cibo in tavola per tutti tutto il giorno mentre dalle fessure del pavimento in legno si potevano intravedere galli, galline, gattini appena nati e qualche cagnolino scorrazzare liberamente. Altemir ci aiuta a prendere il biglietto per la barca da qui a Santarem, i suoi amici ci accompagnano a fare un giro per esplorare i dintorni. Babbo natale e una ciurma di personaggi a caso tipo Mickey mouse, Minnie, e qualche aiutante di babbo natale vanno in giro per le strade amazzoniche sul furgone dei pompieri lanciando caramelle ai bambini che lo seguono di villaggio in villaggio correndo. Il fratello di Altamir vive in Irlanda e Altamir ci andrà l’anno prossimo e mi sono permessa di ricambiare l’ospitalità a casa di Jonathan quando arriverà.

In casa lui è quello che parla meglio inglese, ed è piuttosto scarso, ma ha imparato anche lo spagnolo, proprio grazie a tutti i couchsurfer che ha ospitato e riusciamo a comunicare senza problemi, con gli altri.  A sorrisi e a gesti ci si riesce comunque a capire benissimo.