Consigli per viaggiare: Uno dei messaggi più frequenti che mi trovo nell’inbox ultimamente è quello che mi arriva da centinaia di donne e uomini di ogni età ed ogni dove dicendomi che sognano di mollare tutto e partire ma non riescono perché la PAURA di inseguire i loro sogni è tanto grande da immobilizzarli.

Si, immobilizzarli, proprio come successe a Danny Boodman T.D. Lemon Novecento sulla Virginian davanti alle strade di New York. Sono troppe, sono infinite, non si sa quale scegliere, si ha paura di sbagliare. Nella pancia del piroscafo o del proprio paese si conoscono le dinamiche, ci si sente a proprio agio, (forse), certo è che si conosce ogni spigolo, gradino e reazione di chi s’incontra.

Alice nel paese delle meraviglie, Lewis Carrol

Là fuori invece è tutto un mistero. Dicono ci siano paesi dove ruttare a tavola sia un complimento verso il cuoco o altri dove addirittura potresti essere tu stesso servito alla griglia. Come si fa a decidere dove andare e come si fa a sapere sempre come comportarsi? Come si fa a lasciare quello che si conosce bene, anche se spesso ci sta scomodo, per qualcosa di incerto e sconosciuto? Come si fa a non farsi influenzare da tutti quelli che ti dicono come fossero martelli pneumatici nelle meningi che partire è una follia, che è tutto uguale o anche peggio, che non esistono alternative? Come si fa a disubbidire ai genitori che hanno sognato tu diventassi medico o avvocato e ti sposassi una moglie “come un bue del paese tuo”? O più semplicemente come si fa a fare questo fottutissimo, difficilissimo, quasi impossible primo passo?

Nothing in life is to be feared, it is only to be understood, scritta che ho trovato su un negozio di traduzioni in Cina

In tanti addirittura mi chiedono se possono aggregarsi a me, come se io avessi tutte queste risposte! No, non ce le ho assolutamente e spesso sono anch’io terrorizzata.

E allora come procedere?

1. trasformare la paura in adrenalina e curiosità.

Vi svelo un piccolo segreto. Metaforicamente per me viaggiare è come per molti fare shopping. M’immagino come se già fossi nei posti che sogno. Se in tante/i sognano un paio di scarpe che hanno visto in vetrina, o un Audi nuova, e ci si immaginano dentro. Io penso a Samarcanda, poi guardo le sue foto su internet, poi lo dico ad alta voce e ascolto come suona detto dalla mia bocca, poi studio un modo per arrivarci, poi vedo se posso ottenere il visto e poi, infine,  inizio a cantare:

“Dategli, dategli un animale,

Figlio del lampo, degno di un re,

Presto, più presto perché possa scappare,

Dategli la bestia più veloce che c’è”

 Immediatamente diventa qualcosa a cui non posso rinunciare fino a quando non l’avrò conosciuta. Questo meccanismo riesce a trasformare la mia paura in esaltazione, adrenalina, curiosità, e infine in enorme soddisfazione quando ci arrivo.

Ovvio, è un desiderio, i buddisti dicono che l’illuminazione si può raggiungere solo quando non ne avremo più, ma non sono ancora pronta,  e per il momento sono felicissima di soddisfare tutte le mie mete terrene una dopo l’altra. E fortunatamente queste si chiamano Rio delle Amazzoni, La Paz, Costa Rica,  Patagonia, India, Iran, Samarcanda eccetera eccetera e dovrebbero più o meno tutte essere raggiungibili entro lo spazio di una vita umana in bicicletta!

2. Riconoscere e battezzare il miglior compagno di viaggio in noi stessi.

Cercare un compagno di viaggio disperatamente, offrirsi a sconosciuti per condividere un esperienza che potenzialmente potrebbe cambiarci la vita è un po’ comportarsi come quelli che non riescono a stare single per cinque minuti e piuttosto che non essere soli vanno con chiunque. Se si cerca un compagno “ideale” per partire, perché non ce la “si sente” da soli, potremmo aspettare secoli, e anch’io che viaggio da ormai 17 anni, il compagno di viaggio giusto ancora non l’ho trovato.

Paradossalmente il sentirsi da “soli” quando si viaggia a me è capitato più viaggiando in coppia, quando si viaggia da soli garantisco che è una situazione piuttosto rara.

Vi faccio un esempio pratico. L’altro giorno mi trovavo a nel villaggio di Sajama, un agglomerato di qualche casa, 200 abitanti e una chiesa ai piedi della montagna più alta della Bolivia (6542 mt) . Sembrava un paesino da far west, c’era un negozietto nella piazza della chiesa che faceva anche da ristorante, in giro c’erano solo lama, un freddo boia e qualche turista. Tra questi eravamo io e la mia amica Clo, una simpaticissima catanese conosciuta a la Paz, un gruppo di tre francesi, seduti su una panchina opposta alla nostra e poco più tardi sopraggiunge un tedesco da solo, che prende posto nella panchina in mezzo.  Il tedesco è durato da solo 3 minuti. Dopodiché i francesi hanno iniziato a parlargli ed eran tutti seduti assieme a bere mate, e se non l’avessero intercettato prima i francesi l’avremmo fanno noi. Il viaggiatore solitario incuriosisce! Tutti vogliono scambiarci quattro chiacchiere, sapere da dove viene, dove sta andando, spesso si unisce a gruppi di sconosciuti per giorni e lo splendore di tutto questo è la libertà totale in cui può farlo. Nel senso che quando non si gradisce più la compagnia, o semplicemente quando si preferisce un po’ di solitudine si torna a godere solo della compagnia di se stessi, dei libri che ci si porta dietro, la nostra macchina fotografica, il nostro diario di viaggio e le nostre magnifiche orecchie per ascoltare il vento, il silenzio  e le storie di tutti quelli con cui avremo voglia di parlare.

Quando posti del genere esistono, come si può non credere nei sogni? Salar de Uyuni, Bolivia

Lo splendore di stare bene con se stessi è potersi scegliere accuratamente la propria compagnia. È meraviglioso poter scendere al bar e scambiare quattro chiacchiere con chiunque, per cercare di capire gli altri, e come gira il mondo, in ogni paese, che sia alle pendici degli Appennini o delle Ande, ma scendere di casa con la speranza di trovare qualcuno con cui parlare perchè il silenzio ci opprime è patetico.  Questo vale in viaggio e ancor di più nella vita di tutti i giorni.

Se avremo fiducia in noi stessi perchè stare dentro di noi ci piace inizieremo ad accettare il silenzio e la solitudine si trasformerà in un amica preziosa che ci aiuterà a riflettere.

3.Conoscere se stessi e imparare ad essere liberi!

Se non avremo problemi a star soli non avremo nemmeno più problemi ad essere noi stessi in ogni situazione perché la paura di non piacere o di non essere all’altezza, quindi eventualmente dell’abbandono scomparirà. Per me riuscire ad essere se stessi in ogni situazione è il più grande sinonimo di libertà che conosca e ammetto personalmente di non esserci ancora riuscita totalmente ma sono certa il viaggio mi abbia aiutato tantissimo nell’avvicinarmi a quest’obbiettivo.

Per essere delle persone libere non credo sia indispensabile viaggiare, le stesse conclusioni possiamo raggiungerle ovunque, ma credo sia più facile liberarsi dall’influenza dei pareri e dei giudizi altrui quando si è lontani. Spostandosi inevitabilmente si conosce un gran numero di persone e finiremo per circondarci dalle persone che vogliamo e non da quelle che ci capitano, con loro ci sentiremo più a nostro agio ed è probabile che il nostro vero io venga a galla senza doversi più nascondere.  Una volta scoperto sarà difficile, se non impossibile reprimerlo. La libertà, non si può disimparare e se decideremo di tornare a casa quei giudizi che magari una volta ci facevano soffrire, invece di perforarci come lance s’infrangeranno sul nostro scudo protettivo fatto di esperienze vissute con una fragorosa risata da parte nostra.

“Si sa che la gente da’ buoni consigli

sentendosi come Gesù nel tempio

si sa che la gente da’ buoni consigli

se non può dare cattivo esempio.”

Bocca di Rosa, Fabrizio De Andrè

Per questo sono convinta che un esperienza di viaggio nella vita serva a chiunque, la Darinka dittatrice dentro di me renderebbe il GAP YEAR (o anno sabbatico) obbligatorio! È giusto, logico e naturale che un giovane prima che decida che fare della sua vita si prenda almeno un anno per conoscere il mondo e schiarirsi le idee! È anche possibile che non torni più, ma se questo era il suo destino nessun genitore dovrebbe essere tanto egoista da bloccargli la strada!

Non si può disimparare la libertà

Mi ricordo una volta  mentre feci una presentazione di Walkabout in Puglia, una signora, dopo essersi comprata il libro, mi confessò quanto fosse felice che sua figlia non fosse venuta, mica le potessi ispirare strane idee di libertà. Io mi sono sempre immaginata quella stessa signora, con una palese passione per i viaggi repressa, correre a casa e infilare il mio libro in cassaforte insieme a qualche porno e copia del National Geographic e leggerli di nascosto!

4. Avere il coraggio di dire NO! (e accettare le responsabilità che ne derivano)

E se la figlia avesse voluto davvero partire? Allora dovrebbe avere il coraggio di dire NO a una vita di reclusione, che non la renderebbe felice, e ovviamente prendersi le responsabilità del caso. In tanti vorrebbero partire ma poi le comodità di una mamma che lava, stira, cucina, e magari ti da anche la mancia per uscire vengono a mancare. Questo vale per i più giovani come per i più grandi che  hanno appeso i loro sogni a qualche tipo di muro e come direbbe De Gregori ” adesso ridono dentro al bar,  e sono innamorati da dieci anni, con una donna che non hanno amato mai”

Viene spesso comodo, davvero troppo comodo, dare la colpa per non fare quello che vorremmo alle proprie relazioni, lo faccio sempre anch’io. Quante volte mettiamo da parte i nostri sogni perchè non sono compatibili con i nostri affetti? E se il nostro sogno è viaggiare praticamente possiamo chiuderlo nel cassetto e buttar via la chiave!   Eppure vi assicuro che gli affetti, se sono veri durano, si protraggono e crescono anche durante il viaggio! e in viaggio sono affetti che SCEGLIAMO perchè affini, perché Mondonauti come noi e non che ci ritroviamo a subire perchè erano i nostri vicini di casa! 

L’esempio più grande per me è proprio qui a La Paz! Jaime, boliviano, conosciuto in Nuova Zelanda, 10 anni fa, “amicizia a prima vista!”, se così si può dire, poi viene da ma a vivere in Laos, e alla fine torna nel suo paese natale con tutte le conoscenze apprese per applicarle alla fondazione creata dalla sua famiglia per aiutare i lustrascarpe che vivono in strada. Io non l’ho mai dimenticato, non ci siamo visti per 5 anni, e magari non ci siamo sentiti anche per uno intero alla volta, eppure ero certa la nostra amicizia non si sarebbe incrinata, ed ora che sono qui ne ho la prova! Anche chi ha figli, ovviamente è un processo più complicato, ma ho conosciuto intere famiglie che vivono in bicicletta girando il mondo, famiglie che hanno cresciuto i loro figli in barca a vela, e i loro piccoli pur non andando a una scuola tradizionale, magari parlano 5 lingue sanno relazionarsi con persone di ogni razza e magari a 14 anni sarebbero in grado di attraversare l’atlantico da soli. Non si tratta di famiglie necessariamente ricche, si tratta di gente che piuttosto di fare quello che sogna si è inventata un modo di mantenersi “on the road”.

Happy family BioCycling


Sì, certo vorrei? Ma come? Quando? Adesso o domani? Tra un mese o un anno? Al solstizio di primavera?

5. Il momento in cui saremo PRONTI a PARTIRE NON ESISTE!

Avremo sempre un miliardo di dubbi, paure insicurezze, questo momento lo dobbiamo creare, è il passo da un trampolino verso l’ignoto, c’è chi abbassa la testa e torna indietro proprio un secondo prima di farlo e per tutta la vita rimpiangerà quell’attimo, ma tutta la strada che abbiamo fatto finora ci ha portato qui, e dobbiamo ricordarci che NON POTREMO SBAGLIARE! Non c’è una giuria a guardarci, non c’è un tuffo giusto e uno sbagliato, ce ne sono miliardi diversi e tutti unici a loro modo. Una volta in viaggio capiremo che se non eravamo felici prima qualsiasi momento sarebbe stato quello giusto.

Il quando è come il giorno adatto ad iniziare la dieta. Non esiste ma son tutti giorni buoni!

Ps. se ti è rimasto ancora qualche dubbio in canna consiglio di investire 10 minuti nel guardare questo video in cui parlo du tutte le paure che avevo prima di partire da sola per i miei 3000 km a piedi dalla Sicilia al Piemonte e di come le ho infrante come fossero state un muro di vetro!

Ti ho convinto ma non hai una lira? Sto già scrivendo un nuovo post nel quale spiego come viaggiare con low budget! Registrati al mio blog per non perderlo!

Hai la scimmia del viaggio?

Ottimo! a presto amico!